Candidati

Pino Roveredo

Nasce a Trieste dentro una “debolezza” che, negli anni, si rivelerà la sua forza: i genitori sordomuti. Genitori che gli hanno insegnato l’attenzione del silenzio, ma soprattutto la comunicazione della “Lingua dei segni”. Un movimento delle mani che nel tempo diventa l’abitudine impellente di una scrittura, scrittura che lo ha accompagnato nelle sue agitazioni giovanili, vedi l’ottusità degli Istituti, l’alienazione dei ricoveri psichiatrici e la castrazione scura del carcere. 

Scrittura che da anni si è dedicata e dedica alle storie degli “ultimi in classifica”, raccontando le tribolazioni innaturali de “Le capriole in salita”, gli scatti dolci e amari di “Mandami a dire”, l’intimità coraggiosa di “Caracreatura”, distingui floreali di “Attenti alle rose”, e le canzoni senza voce di “La melodia del corvo” “Mio padre votava Berlinguer”. “Mastica e sputa”, “Tira la bomba”, “Ci vorrebbe un sassofono” e “I ragazzi della via Pascoli”.