Punto su
Trieste città che cresce

  • Città metropolitana ed europea
  • Il porto e i trasporti
  • Porto Vecchio
  • La manifattura
  • Il turismo
  • Agricoltura
  • Il commercio, i servizi, l’artigianato
  • L’impresa sociale
  • Trieste città della conoscenza

La crescita economica è un compito che spetta principalmente alle imprese.

Un vivace tessuto imprenditoriale crea lavoro, distribuisce redditi e produce ricchezza per il territorio. Il Comune, però, può contribuire a creare le condizioni di contesto per rendere la città attrattiva per le imprese, supportarne la competitività ed incoraggiare gli investimenti. Ed attorno a queste creare una reputazione, che la renda riconoscibile. Il capitale territoriale, cioè l’insieme di risorse del territorio, tangibili e intangibili, come, per esempio, il capitale umano, sociale, culturale, istituzionale, naturale, artistico ed infrastrutturale, e il modo del tutto peculiare in cui coesistono e si integrano, può rappresentare un forte vantaggio competitivo per le imprese. Ci sono, infatti, obiettivi “abilitanti”, pre-condizioni, perché la città possa raggiungere risultati di eccellenza. Se, infatti, la reputazione è strategica per l’attrazione, l’attrattività è funzione della capacità di trattenere, includere, integrare. Questa capacità, che ha contraddistinto la storia della città sostenendone lo sviluppo come crocevia di traffici, rappresenta uno degli asset fondamentali del suo peculiare modello e va sostenuta, incoraggiata, migliorata e portata in dote per le sfide del prossimo futuro. È importante che le imprese dispongano di aree e spazi dove insediarsi, possibilmente dotate di servizi ed attrezzature ambientali e facilmente accessibili. È importante che le imprese possano reclutare lavoratori con competenze professionali adeguate, incontrino istituzioni coese, una pubblica amministrazione trasparente ed efficiente, un clima favorevole all’innovazione. È importante che i lavoratori e le loro famiglie vivano in un ambiente sano e sicuro e possano accedere a un sistema di welfare che consente a tutti di godere di una vita ricca ed equilibrata. È però indispensabile superare visioni soggettive e preferenze individuali che, da sole, non possono mai essere sufficientemente larghe, sufficientemente informate, sufficientemente lungimiranti per rappresentare in modo adeguato la visione di una città.

Una visione di medio lungo periodo va costruita con percorsi condivisi e partecipati con le forze economiche e sociali in una positiva sinergia pubblico e privato, in chiave comparata con altre realtà urbane, anche europee e internazionali, facendo dialogare la città con il suo contesto territoriale di riferimento (area metropolitana, regione, nord est, regioni europee contermini) e sulla base di dati e informazioni validati e messi a disposizione del pubblico. Una città che cresce coniuga digitalizzazione con decarbonizzazione, competitività con cultura e turismo e punta sul potenziamento delle reti di comunicazione digitali a banda larga, sui grandi temi culturali del teatro, del cinema dei musei, ma anche al recupero ed immissione nel mercato di edifici strategici. Una città che cresce gestisce con strumenti moderni la sicurezza e l’immigrazione, promuove l’utilizzo di lingue straniere, gestisce percorsi turistici, in sicurezza. Inoltre, va affrontata l’esigenza di costruire una Comunità che disegna il proprio spazio vitale: banalmente, la Città è di chi la abita e su questo si deve basare il diritto del suolo e di tutto ciò che risulta accessibile, per comprendere la necessaria biodiversità / intesa come la coesistenza in uno stesso ecosistema dell’umano e delle diverse specie animali e vegetali che definisce un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni, e creare le giuste condizioni per svilupparne la forma e la funzione. Lo spazio pubblico in particolare, come luogo deputato alle connessioni e alle relazioni, dovrà recuperare la sua funzione per ridare corpo e vita alla Città, attraverso la definizione di un sistema di infrastruttura verde che è il Capitale naturale da cui l’umano trae benessere: dalla riserva di risorse naturali da cui si ricavano beni e servizi come cibo, acqua, materiali, ai luoghi per il tempo libero e la custodia della cultura, il punto cruciale è comprendere e assumere le giuste misure nell’utilizzo delle risorse non rinnovabili, tra cui spicca anche il Capitale umano che è uno dei quattro diversi tipi di capitale sociale assieme al capitale manifatturiero al capitale sociale ed al capitale organizzativo. Ciò presuppone un cambiamento di stato dei luoghi, una riorganizzazione dello spazio pubblico per ricucire gli spazi morti e affrontare le sfide messe in atto dal cambiamento climatico, adottare nuove regole per una corretta pianificazione urbana, come quella teorizzata da di Cecil Konijnendijk van den Bosch, professore di forestazione urbana a Vancouver in Canada, definita dalla formula “3 – 30 – 300”. Al fine di ottenere spazi urbani più verdi, questa regola stabilisce che ognuno dovrebbe poter vedere almeno 3 alberi dalla propria abitazione, che ogni quartiere dovrebbe avere il 30% di copertura arborea, e che il parco più vicino dovrebbe ad una distanza massima di 300 metri. L’importanza di vedere e frequentare il verde sta nell’impatto positivo fisico e psicologico che la popolazione ne ricava, oltre a migliorare il microclima e l’interazione sociale tra le persone.

“Una città che cresce coniuga
digitalizzazione con decarbonizzazione,
competitività con cultura e turismo
e punta sulle reti di comunicazione
e sulla gestione tecnologica della sicurezza.”

Città metropolitana ed europea

Negli ultimi decenni il tema di Trieste Metropolitana è carsicamente comparso e scomparso nel dibattito pubblico. Oggi dare una nuova e originale forma amministrativa alle ambizioni di protagonismo dell’area giuliana (anche in chiave transfrontaliera) sembra, però, ancora più necessario per presentarsi più coesi, più efficienti e con una più leggibile configurazione rispetto a quelli che sono le opportunità e le sfide a livello europeo ed internazionale. Rimangono certamente sul tavolo problemi e criticità da non sottovalutare. Alle ruggini lasciate da un Novecento tragico, alla difficoltà di integrare sistemi amministrativi diversificati, o legate al campanilismo e alla faziosità politica, si aggiunge il tema della forma da dare a questa cooperazione rafforzata. Se infatti, come è ormai evidente, le funzioni principali di una potenziale area/città metropolitana appaiono tendenzialmente definite (la promozione dello sviluppo economico, dell’innovazione, della ricerca, la promozione dello sviluppo sociale e culturale, la pianificazione territoriale di area vasta, lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi di trasporto), i modelli di governance cui ispirarsi rimangono numerosissimi. Le esperienze internazionali ci offrono un campionario vastissimo, dalle forme più dirigistiche in cui il Comune centrale si espande assorbendo i Comuni minori, alla Città-Stato o Città-Regione, al governo metropolitano di secondo livello a elezione diretta, a quello di secondo livello espresso dai Comuni dell’area metropolitana, fino all’associazione volontaria di Comuni o (in forma ancora più soft) all’individuazione di agenzie specializzate in alcune politiche che agiscono su scala metropolitana senza prevedere una vera e propria forma di governo.

Non tutti questi modelli sono, probabilmente, adattabili all’area triestina, ma l’obiettivo di lungo termine non può che essere quello di rafforzare le forme di amministrazione del territorio condivise, riducendo leve decisionali e burocrazie inutili, e favorendo la partecipazione dei cittadini anche attraverso l’elezione diretta degli organi di governo. Di certo un primo ma decisivo vantaggio è a portata di mano. In un tempo di risorse pubbliche (locali e nazionali) scarse, le città/aree metropolitane godono (solo il PON Metro 2014-2020 un trasferimento di circa 40 milioni per ciascuna CM del Centro Nord anche quando sono poco più di un’etichetta…) e godranno sempre più di vie d’accesso privilegiate ai fondi comunitari. Attualmente in Europa ci sono circa 120 grandi città e aree metropolitane e – secondo Eurostat – vi si concentra l’85% del PIL europeo. Non è un caso, quindi, se da anni l’UE ha individuato proprio queste realtà come quelle potenzialmente più attrattive di talenti, innovazione e imprese dedicando fondi crescenti in diverse linee di progetto, e in questi mesi caratterizzati dall’emergenza Covid-19, anche nel disegnare obiettivi e protagonisti delle azioni legate al Recovery Plan i documenti ufficiali prevedono che terrà conto proprio del ruolo decisivo delle città finanziando “investimenti in mobilità, infrastrutture sociali, nuovi alloggi, imprenditoria locale”. Ci sono alcuni concreti scenari sui quali sarà chiamato a decidere il Consiglio comunale affrontando la scelta – a parer nostro non più rinviabile – di accelerare il percorso verso la creazione di un’area metropolitana. Due su tutti.

1. Trieste (e la sua “provincia”)

Come è noto, esiste una norma (la l.r. 1/2006) che permette già oggi ai comuni (o a parte di essi) della ex amministrazione provinciale di Trieste con almeno 200 mila abitanti di dare vita ad una città metropolitana (partendo dall’ipotesi di un ente di secondo livello) grazie ad un’iniziativa che parta “dal basso” validata poi da un ulteriore passaggio legislativo a livello regionale. Si tratterebbe, sicuramente, dell’ipotesi più semplice ed intuitiva che garantirebbe una maggiore autonomia di Trieste e una maggiore sinergia con i sei comuni che componevano l’ex provincia, rendendoli più capaci di fare massa critica, di programmare insieme le scelte decisive (siano esse legate all’attrazione di insediamenti produttivi, di promozione turistica, di erogazione di servizi di qualità, di tutela dell’ambiente, di logistica, di complessivo marketing territoriale). Questo, tra l’altro, renderebbe possibile ragionare tutti assieme su forme inedite (consentite dalla competenza primaria della Regione FVG) che uniscano i vantaggi e le maggiori efficienze di una forte coesione con un’articolazione un‘autonomia capaci di tutelare le reali specificità di un territorio oggettivamente variegato. Come la possibilità di ragionare su un “Municipio del Carso” cui affidare, ad esempio, importanti risorse finanziarie e strumenti per la gestione, la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e del territorio e al tempo stesso della cultura e dell’identità di comunità e luoghi chiamati ad essere protagonisti della rinnovata vocazione transfrontaliera e internazionale di Trieste.

2. Una sfida Euro-metropolitana con Capodistria (e non solo)

Chiudere una ferita storica, trasformare un tratto della Cortina di Ferro che divideva Est e Ovest in un territorio ad alto tasso di collaborazione, realizzare un esperimento che sfrutti fino in fondo le potenzialità del contesto europeo e della sostanziale caduta dei confini. Sono questi gli obiettivi che ci portano a ragionare, alla fine, sulla possibilità (la più ambiziosa e innovativa) di realizzare una CM transfrontaliera che coinvolga insieme a Trieste il territorio urbano del Capodistriano. Ci sono diversi modelli secondo cui la nuova realtà potrebbe, ad esempio: a) coinvolgere solo le due città principali e Muggia a fare da cerniera; b) provare ad allargarsi ai 13 comuni al di qua e al di là del confine (Trieste, Capodistria, Pirano, Isola, Muggia, Sesana, Duino-Aurisina, San Dorligo della Valle, Erpelle-Cosina, Divaccia, Comeno, Sgonico, Monrupino), c) spingersi da un lato fino a Monfalcone e dall’altro a ricomprendere alcune realtà della costa croata. Quest’ultima ipotesi, in particolare riprende la struttura ipotizzata nella proposta di un GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale) “Alto Adriatico” che non ha mai visto la luce oltre che per mutati orientamenti politici, per l’eccessiva eterogeneità dei partner e la genericità degli obiettivi. Va detto, infatti, che proprio il GECT, rimane lo strumento a cui sarà più utile guardare per imitare le migliori esperienze di cooperazione transfrontaliera realizzate a livello europeo. Una su tutte potrebbe ispirare la futura cooperazione Trieste-Koper: l’Eurometropoli Lille-Kortrijk-Tournai, il primo GECT realizzato in Europa a cavallo fra Francia, Vallonia e Fiandre, esempio di come sia possibile creare le condizioni stabili di cooperazione a cavallo di due Stati.

Il porto e i trasporti

Sotto la conduzione D’Agostino / Sommariva il Porto di Trieste ha iniziato un percorso trasformativo. Freeste, Fernetti, Prosecco, Coselag (così come gli investimenti danesi, ungheresi e tedeschi nel porto) sono altrettante iniziative che – nel quadro offerto dal regime di Porto Franco – candidano lo scalo triestino ad un ruolo di propulsore dell’area centro-europea, per un verso grazie alle caratteristiche logistiche portuali, per altro verso in ragione della possibilità di attrarre nel retroporto l’insediamento di attività industriali avanzate grazie all’eccellenza della ricerca, alla capacità logistica e alla disponibilità di spazi. È diffuso tra gli operatori portuali il convincimento che nel prossimo futuro il nostro scalo – per le ragioni appena illustrate – attrarrà volumi di traffico assai superiori agli attuali, e che ciò potrebbe riflettersi positivamente sull’economia e sulla demografia cittadine. Per assecondare la trasformazione in corso e consentire un armonioso fluire delle merci, specie di quelle destinate alle zone extra doganali, dove ne avverrà la lavorazione industriale, appaiono indispensabili però alcuni sforzi progettuali di cui è necessario che il Comune si faccia carico unitamente ad altri soggetti istituzionali tra cui Regione e ANAS.

  • Il primo consiste nel porre mano alla viabilità a servizio del Porto Nuovo e dei flussi tra lo scalo e le zone industriali retroportuali, realizzando adeguati collegamenti che migliorino la rete viaria già esistente. Le infrastrutture di cui oggi dispone il nostro territorio, appena sufficienti a supportare il traffico attuale, è impossibile che reggano l’impatto dei flussi che l’aumentato numero di Terminal e operatori apporterà alla nostra città.
  • Un nuovo piano per la Mobilità reso indispensabile dall’incremento dei traffici e dalla conseguente pressione sul sistema viabilistico del traffico pesante, dalle esigenze di mobilità di una popolazione più anziana e forse in crescita, dalle proposte di rilancio turistico della città.
  • Il Porto può diventare motore di rigenerazione di una zona periferica a ridosso del Porto Nuovo: tutte le città-porto (Amburgo, Rotterdam, Singapore, Venezia, per citarne alcune) sono contraddistinte da una piena immedesimazione tra la città e il suo scalo. Tale legame si registra anche nel rapporto tra Trieste e il suo Porto Franco internazionale, ma si regge su un delicato equilibrio che richiede costante cura. Sarà quindi un obiettivo dell’amministrazione comunale quello di rinsaldare il rapporto tra la città e il porto, con una particolare attenzione alle aree di cerniera.

Varie iniziative possono rivelarsi particolarmente utili al riguardo, tra le più urgenti:

  • individuare un’area, alle spalle del Porto Nuovo, dove promuovere l’insediamento di attività (bar, ristorazione, fitness) che – come accade in altre città portuali europee – favoriscano la socializzazione tra la comunità che opera nel porto e la cittadinanza – ciò consentirebbe la rigenerazione di un’area periferica posta a ridosso del Porto Nuovo, e al contempo di rendere più vivace ed intenso il legame tra la comunità internazionale che anima il porto (tedeschi, danesi, ungheresi, turchi…) e la comunità triestina.
  • l’istituzione di una delega specifica all’economia del mare che renda stabile ed organica una proficua collaborazione tra l’amministrazione comunale e le altre istituzioni nella gestione delle tematiche afferenti a tale cruciale comparto dell’economia.
  • In questo quadro rimane prioritario l’impegno a perseguire ogni possibile iniziativa da parte dell’Amministrazione Comunale per sostenere, promuovere e accompagnare il Governo nazionale ad interpretare compiutamente e comunicare a Bruxelles lo status di territorio extradoganale dei Punti Franchi dell’area portuale triestina nell’ambito dell’UE. Siamo consapevoli, infatti, che soprattutto grazie al pieno recupero delle prerogative previste dall’Allegato VIII sarà possibile attrarre sul nostro territorio nuove realtà industriali capaci di rilanciare occupazione e sviluppo che sono fra le sfide principali dei prossimi anni.

Porto Vecchio

Il progetto strategico di rigenerazione urbana di Porto Vecchio è l’iniziativa più importante per lo sviluppo della nostra Città dai tempi della Grande Trieste Asburgica. Vista la sua importanza per il futuro di Trieste, la sua gestione non può essere il risultato di un approccio scollegato da una visione strategica per la città, di breve periodo, senza un’analisi seria su fattibilità, costi e benefici per i cittadini. Il nostro progetto per il rilancio strategico del Porto Vecchio rifiuta in blocco l’approccio a “spezzatino” utilizzato fino ad oggi, senza il coinvolgimento nella pianificazione e realizzazione del progetto di professionalità qualificate con esperienze internazionali, senza trasparenza e coinvolgimento dei cittadini, imposto dall’alto da una classe politica che corre il rischio di giocare a fare l’immobiliarista con i soldi del contribuente. La strada percorsa fino ad oggi porta al fallimento del progetto, allo spreco di soldi pubblici e peggio ancora, allo spreco dell’opportunità più importante di rilancio di Trieste della nostra generazione. La complessità dei processi di rigenerazione urbana, e di questo in particolare, che guarda alle trasformazioni possibili o auspicabili di un’enorme area progettata e realizzata per usi completamente diversi, richiede di interloquire, attraverso processi trasparenti, anche con interessi ed aspettative di potenziali investitori per valutarne la compatibilità con la visione del futuro della città. D’altra parte l’impatto di queste trasformazioni sul resto della città, in particolare se in quest’area si prospettano anche “trasferimenti” di funzioni oggi insediate nel centro cittadino, richiede di essere stimato, previsto, gestito anche attraverso il dialogo e la partecipazione di coloro che saranno investiti dalle conseguenze di queste previste dislocazioni. La riqualificazione di Porto Vecchio è una grande opportunità per attirare capitali, intelligenze ed energie nuove e creare qui un polo di innovazione, business e turismo di richiamo internazionale, che rilanci il ruolo e l’immagine di Trieste come hub culturale internazionale, dove la ricerca produce conoscenza e la conoscenza diventa patrimonio dei cittadini e motore dell’innovazione e della crescita. Una città aperta al dialogo, alla competizione, agli investimenti, naturale testimone dei valori europei di democrazia e pace, che ritorna a svolgere un ruolo internazionale in particolare verso l’est e il sud Europa e i paesi del Mediterraneo, per la formazione delle classi dirigenti del futuro e il rafforzamento delle reti di cooperazione europee e internazionali.

Per ottenere questo risultato sarà importante seguire gli esempi di successo di altre città in Italia ed in Europa che hanno utilizzato progetti di riqualificazione urbana strategici simili a Porto Vecchio come catalizzatore di crescita economica e sviluppo demografico. Porta Nuova e City Life a Milano, Hellinikon ad Atene, HafenCity ad Amburgo, sono solo alcuni degli esempi di successo che dettano una precisa linea guida: (i) visione ambiziosa (ii) strategia chiara e (iii) distinzione fra ruolo pubblico che decide la strategia e competenze e capitali privati per la realizzazione e la gestione del progetto una volta completato. Le funzioni da collocare in quest’area saranno innovative e complementari con il resto della città. Aggiungeranno valore a tutta la città attraendo nuovi capitali umani e finanziari, non in competizione ma a supporto delle altre aree, in centro e nei rioni. Questo spazio, con un insediamento equilibrato di residenzialità, commercio, strutture ricettive, attività direzionali e di servizio ad alto valore aggiunto, potrà diventare anche un’esperienza pilota, dove dimostrare la fattibilità di progetti per rendere la città più eco e digitale. Una delle prime decisioni della nostra amministrazione sarà la definizione di un piano chiaro ed efficiente per dare vita a questo progetto trasformativo per Trieste. Piano che prevede di:

  • dotare il Consorzio Ursus di managerialità con esperienze di livello internazionale e che vengano coinvolte figure di eccellenza, perché diano un contributo innovativo di alto livello.
  • selezionare un team di consulenti adeguato alla complessità del progetto alle dimensioni degli investimenti
  • definire un piano strategico (master plan) iniziale completo di analisi di fattibilità economico- finanziaria, tecnica, ambientale e sociale
  • attivare una comunicazione trasparente con la città del piano strategico e ricezione di commenti e possibili modifiche suggerite dai cittadini
  • selezionare con processo trasparente gli investitori strategici e finanziari a cui affidare il compimento del progetto in partnership e sotto il controllo dei soci pubblici

Il processo di rigenerazione urbana si prefigge i seguenti obiettivi:

  • Collocare in quest’area funzioni innovative e complementari con il resto della città. Aggiungeranno valore a tutta la città attraendo nuovi capitali umani e finanziari, non in competizione ma a supporto delle altre aree della città, in centro e nei rioni. Quest’area, con un insediamento equilibrato di residenzialità, commercio, strutture ricettive, attività direzionali e di servizio ad alto valore aggiunto, potrà diventare anche un’esperienza pilota, dove dimostrare la fattibilità di progetti per rendere la città più sostenibile: un polmone verde, collegato al resto della città in modo ecosostenibile.
  • Creare connessioni con il sistema urbano ottocentesco e quello delle Rive, fino a Campo Marzio, come ambito che funziona in sinergia recuperando la primitiva idea della città (che era essenzialmente una città porto) come punto di partenza per ritrovare la sua identità economico-culturale e avviare la narrazione di altre storie,
  • Sviluppare il processo di rigenerazione del Porto Vecchio integrandolo pienamente nello sviluppo della città superando le barriere fisiche o mentali che ne potrebbero allentare la ripresa
  • Dare vita ad una sorta di ‘cittadella dei giovani’ focalizzando iniziative e progetti da insediare che diano priorità alle nuove generazioni.
  • Gli aspetti di carattere urbanistico e di sviluppo infrastrutturale legato alla diverse funzioni da insediare sono ulteriormente sviluppate nei capitoli ad esse dedicati.

La manifattura

La chiusura di tante realtà produttive in questa città negli ultimi anni è un avviso potente, non è possibile illudersi che porto, turismo, logistica bastino a sostenere la crescita di Trieste, perché gli stessi servizi si dileguano quando manca un forte tessuto produttivo.

La crisi occupazionale è oggi più che mai attuale e bisogna scommettere su un futuro imprenditoriale attraverso la riconversione industriale leggera e green, bisogna scommettere sui giovani che vanno via da Trieste perché non trovano lavoro qualificato e su quelli che possono arrivare con nuove competenze e nuove passioni. Ma bisogna dire che questi temi sono stati ampiamenti trascurati dall’attuale Amministrazione. Va ricostruita infatti, una nuova fisionomia strategica: questo è un grande tema che sarebbe dovuto stare al centro della azione politica dell’Amministrazione ed invece è stato completamente dimenticato. Abbiamo sempre sostenuto che la città ha bisogno di una presenza industriale, attenta ai temi ambientali, verde, innovativa, integrata con il sistema portuale e della logistica. Certo non è un compito diretto del Comune stimolare una presenza industriale a Trieste e indicare la direzione strategica. Tuttavia il Comune di Trieste, insieme all’Autorità di Sistema Portuale e ai Comuni di Muggia e San Dorligo è socio – tra le altre cose – del Consorzio di Sviluppo Economico Locale dell’Area Giuliana (COSELAG), che ha ereditato la gestione della zona industriale triestina.

Per Trieste la zona industriale è la principale delle risorse a disposizione di una politica di attrazione degli investimenti. Si tratta di poco più di 800 ettari che ospitano più di 700 imprese, nei settori del commercio, dell’industria alimentare, dell’attività di costruzione, del supporto ai trasporti, della realizzazione di apparecchiature elettroniche. Quasi la metà di questa superficie è interessata dal Sito Inquinato di Interesse Nazionale. Una scelta avvenuta nel lontano 2003 e individuata sulla base del presupposto che una larga perimetrazione avrebbe portato a Trieste ingenti finanziamenti per le bonifiche e che invece ha bloccato lo sviluppo industriale della città, compromettendo programmi di investimento delle imprese già presenti e disincentivando nuovi progetti di investimento per quasi due decenni. Nelle destinazioni d’uso dell’area si rispecchia la polivalenza delle funzioni che storicamente hanno accompagnato l’utilizzo dell’ambito (già EZIT) e che oltre a quelle industriali (comunque prevalenti) hanno visto e vedono come componente complementare, la conduzione di funzioni commerciali, infrastrutturali e a servizi. La riperimetrazione che è appena stata approvata dal Ministero della Transizione Ecologica, con la quale si svincolano dalle procedure nazionali la maggior parte delle aree può essere un’opportunità, consentendo finalmente l’accelerazione dei procedimenti di bonifica e il rilancio degli insediamenti industriali. Rimangono vincolate a procedure nazionali le aree a mare e i tratti a terra oggetto dell’Accordo di Programma relativo alla Ferriera di Servola e dello scaduto Accordo di Programma Teseco. Si tratta in questo caso di aree destinate a vedere insediamenti industriali e portuali oggetto di progetti di investimento in fase di avanzata negoziazione con le autorità nazionali e regionali oltre che con l’Autorità Portuale, che si muovono però in sinergia con i programmi di sviluppo del porto.

I nostri obiettivi:

  • Innanzitutto la governance. L’Amministrazione Comunale di Trieste deve investire risorse di alto livello e con competenze nello sviluppo di politiche industriali e di politiche di sviluppo locale negli organi di governo del Consorzio. Il rappresentante del Comune di Trieste deve partecipare attivamente alla definizione della strategia del Consorzio, coinvolgendo attivamente il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale.
  • Quindi le infrastrutture. Nella nostra area industriale vanno indubbiamente sfruttate le opportunità di integrazione con il sistema portuale. Vanno però realizzati sia gli investimenti relativi al miglioramento del sistema della mobilità, in particolare per le merci, con adeguamenti della viabilità e dei raccordi ferroviari, che investimenti nella direzione di un deciso miglioramento della qualità ambientale complessiva dell’area (rifiuti, energie rinnovabili, trattamento delle acque, sistema di gestione ambientale).
  • A questo si aggiunge il tema particolarmente rilevante dei complessi produttivi dismessi e degradati che devono essere rimessi sul mercato per ospitare nuovi progetti industriali.
  • E poi le politiche di attrazione delle imprese. L’area industriale e il sistema dei servizi alle imprese deve essere pronta ad intercettare e soddisfare i bisogni delle imprese che sapranno cogliere tutte le opportunità messe a disposizione con le risorse del PNRR e della programmazione europea nell’ambito della S3 FVG:

- Misure per l’attrazione di nuovi insediamenti industriali ad alta tecnologia, di aziende manifatturiere high tech, progetti di ricerca industriale, impianti pilota, azioni dimostrative sia in settori industriali specifici che in settori trasversali quali energia, mobilità, adattamento climatico

- Misure per la generazione di nuove imprese all’interno di incubatori certificati (BIC TS)

- Creazione di piattaforme industriali per l’innovazione digitale (big data, integration & analysis, internet of things, advanced manifacturing solutions, data optimization & simulation)

- Creazione di piattaforme tecnologiche per la ricerca applicata e industriale (biomedicale, genomica, biologia strutturale, meccatronica, materiali avanzati).

Va perseguito il raggiungimento dell’obiettivo della S3 regionale di creare “un ecosistema per insediamenti industriali aperto alle imprese regionali e nazionali in grado di attrarre investimenti ad alta tecnologia nell’area portuale e retro-portuale di Trieste, valorizzando quanto già presente: logistica, strutture, ricerca avanzata e punti franchi”. Starà poi alla capacità di gestire secondo modelli innovativi la zona industriale, mettere a disposizione spazi adeguati, infrastrutture efficienti, servizi alle imprese e di sfruttare il vantaggio competitivo del Punto Franco. Il Piano strategico di COSELAG deve mettere in campo una strategia di attrazione di investimenti che tenga conto dell’evoluzione dei sistemi produttivi, dell’ecosistema regionale della ricerca, delle nuove sfide di carattere globale, muovendosi alla ricerca di investitori con un raggio di azione anche nazionale e internazionale e sia coerente con la strategia di specializzazione intelligente regionale (S3).

Il COSELAG deve riprogettare la propria missione con l’obiettivo di garantire alle imprese insediate l’accesso, diretto o per il tramite di un network di partner selezionati, a servizi essenziali e innovativi e di affermarsi come agenzia di sviluppo locale in grado di trasformare Trieste in un moderno ed efficiente Smart Land:

  • Una rivoluzione urbanistica per riscrivere il nuovo Piano infraregionale che governerà lo sviluppo della zona industriale: sostenibilità, tutela del territorio, contenimento degli impatti sull’ambiente, energie rinnovabili, mobilità sostenibile e lenta, salute, identità, cittadinanza, paesaggio.
  • Un “laboratorio per lo sviluppo territoriale”, a partire dalla fascia di cerniera dove attività produttive, grandi infrastrutture e sistema residenziale si intrecciano e dove progettare interventi di rigenerazione territoriale, che riqualifichino i quartieri attraversati creando un nuovo paesaggio urbano, che accresca il valore sociale, ambientale e culturale, e che complessivamente migliori la qualità della vita dei residenti e dei lavoratori.
  • Un ruolo più attivo a supporto del sistema scolastico e dell’alta formazione, con attività di divulgazione, orientamento, alternanza scuola-lavoro per far conoscere le esigenze delle imprese in termini di competenze e nuovi saperi e avvicinare i ragazzi alle frontiere della tecnologia e allo studio delle materie scientifiche con una particolare attenzione ai lavori del futuro.
  • Un nuovo modello di promozione e attrazione di imprenditorialità innovativa, start up e spin off e gruppi di sviluppo, creando integrazioni con strumenti di finanza innovativa territoriale.
  • Un deciso supporto all’elaborazione di progetti europei e allo sviluppo di reti partenariali, alla creazione di reti di impresa e di canali di comunicazione fra imprese, incubatori, laboratori per l’imprenditorialità, sistema regionale della ricerca, sistema finanziario, contribuendo alla creazione di una comunità digitale che si confronta sui temi dell’innovazione e della creazione di impresa.

Il turismo

Trieste è una città con una posizione invidiabile e risorse naturali e culturali importanti che possono farne una “meta” turistica speciale. Ma è quasi completamente priva di una visione e di una strategia di valorizzazione e di promozione. Nonostante il turismo possa diventare ancora di più uno degli assi strategici di sviluppo della città. Serve innanzitutto una visione condivisa delle potenzialità turistiche e un piano strategico, frutto della cooperazione tra la città, le associazioni di categoria, le agenzie di promozione turistica, le istituzioni culturali, sportive e ambientali per scegliere le priorità, coordinare gli investimenti – pubblici e privati – così da massimizzarne gli effetti e valorizzare la destinazione “TRIESTE” consolidando il trend positivo che si è osservato in questi anni. Una strategia che non può che essere “tagliata su misura” se vogliamo che Trieste diventi una destinazione che i turisti scelgono, perché possono trovare qui esperienze uniche ed originali e servizi di accoglienza autentici e di qualità. Questa strategia deve guardare anche alle destinazioni che possono essere facilmente raggiunte da Trieste (in regione ma anche in Slovenia in Croazia o in Austria) e da integrare in un’offerta più articolata, anche stringendo accordi e intessendo rapporti di collaborazione che rinforzino complessivamente l’offerta di esperienze in un’area più vasta di quella metropolitana, offerta che potrebbe trovare una centralità nella nostra città. Poiché la competizione è agguerrita, sono indispensabili scelte strategiche attorno alle quali costruire un brand ed una strategia di marketing. Queste scelte e questi progetti sosterranno anche le scelte di investimento degli operatori economici, che potranno contare su un sistema coeso di sviluppo e promozione del territorio.

Gli elementi strategici su cui puntare per valorizzare il turismo sono i seguenti:

  • Le risorse culturali

La ricchezza culturale e paesaggistica che contraddistingue il nostro paese e anche la nostra città rappresentata da monumenti, musei, aree archeologiche, beni architettonici vincolati, luoghi di spettacolo, eventi e festival rappresentano il nostro passato ma sono anche il nostro futuro. Tuttavia non è sufficiente possederli per attrarre automaticamente la domanda di consumo culturale.

  • E’ necessario un livello di progettazione adeguato per l’offerta dei servizi culturali che rendano facilmente fruibili i beni artistici:

- archi e musei devono essere collegati in una rete di cooperazione culturale, messi a sistema (orari, biglietti e servizi museali) e supportati con eventi ed iniziative che ne facciano conoscere le collezioni e, soprattutto, riescano a coinvolgere il pubblico.

- e collezioni devono essere arricchite; i musei devono essere messi in rete con istituzioni scientifiche e culturali per valorizzarne la capacità scientifica di studio e ricerca; gli allestimenti vanno rinnovati per adeguarli anche a nuove modalità di fruizione degli oggetti; guide e servizi didattici vanno sviluppati e specializzati per diversi target di visitatori.

-  musei devono diventare sempre più anche luoghi di intrattenimento e di incontro, capaci di attrarre visitatori di ogni età offrendo a ciascuno la possibilità di avvicinarsi anche per la prima volta alla storia, all’arte, alla natura, alla scienza per imparare in modo piacevole e divertente.

- archi e musei devono anche diventare parte attiva del sistema di istruzione della città e della regione, aperti alla collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado, per mettere a disposizione dei ragazzi spazi, risorse e competenze con le quali integrare ed arricchire i programmi scolastici. Si aprirebbe così un’ulteriore opportunità di sviluppo legata al turismo scolastico.

  • L’ambiente e il paesaggio

Naturale o costruito, l’ambiente è certamente una delle caratteristiche più affascinanti della città. Per i triestini è il “luogo del cuore”. Dobbiamo custodirlo, proteggerlo e insegnare ai nostri ospiti ad amarlo, organizzando itinerari guidati che accompagnano i visitatori a scoprirne anche gli angoli più riposti: con il suo fronte mare, un centro storico ancora integro, le sue architetture liberty e neoclassiche, i caffè e i locali storici, il Porto Vecchio, il Porto Nuovo, è una città tutta da scoprire.

  • La città

Con il suo fronte mare, un centro storico ancora integro, le sue architetture liberty e neoclassiche, i caffè e i locali storici, il Porto Vecchio, il Porto Nuovo, è una città tutta da scoprire.