Punto su
Trieste città che investe sulle persone

  • Comunità
  • Il mercato del lavoro e le professioni del futuro
  • Bambini e giovani
  • Le scuole
  • I servizi educativi
  • Anziani
  • Disabilità
  • Politiche di genere
  • Città universitaria
  • Città dello sport

La pandemia che ci ha colpito ha modificato profondamente l’esistenza di tutti, facendo emergere nuove problematiche, sia sul versante economico che sociale. La nostra proposta non si limita a portare avanti la tradizione triestina di grandi investimenti sul sociale, ma la rimodula secondo le nuove necessità, in modo innovativo e sperimentale ampliando la platea dei destinatari e degli attori principali del welfare con un’attività di co progettazione in sinergia con il Comune. La sfida del welfare comunale si snoda lungo due fondamentali direzioni.

La prima è migliorare la distribuzione e l’accessibilità ai servizi assistenziali, attraverso il rafforzamento della presenza sul territorio: il Comune deve andare incontro ai cittadini, mettendo le persone e i quartieri al centro, costruendo benessere attraverso una visione di welfare inclusivo che si esprime con una presenza concreta in ogni rione della città e con una maggiore accessibilità alle strutture e accessibilità ai servizi; il welfare comunale, sebbene debba rispondere a criteri oggettivi di prestazione assistenziale, deve riconoscersi in una comunità solidale, un insieme di soggetti e attività che promuovano servizi di prossimità, facilmente identificabili, e di cui sia possibile beneficiare attraverso procedure più semplici ed eque;

La seconda è la creazione di nuove opportunità con una visione innovativa di come fare welfare e con l’apertura verso risorse esterne sia in termini di esperienze che di possibili finanziamenti: sarà strategico l’allineamento, in ogni settore, con le raccomandazioni del piano di recupero e quindi con la promozione di pratiche innovative che possano beneficiare di fondi coerenti con le strategie di livello regionale, nazionale ed europeo; la capacità di attrarre e gestire nuovi fondi nazionali e comunitari dedicati, sapendo cogliere le opportunità esistenti, e traducendole in azioni sul territorio, progettate e sviluppate con un approccio inclusivo e condiviso, attraverso forme di partecipazione e co-progettazione e con l’indispensabile collaborazione dei cittadini, del terzo settore e dell’associazionismo.

“La sfida del welfare si riesce a vincere aiutandosi con le nuove tecnologie per la gestione della sicurezza, della salute pubblica ed anche per i servizi al cittadino”

Comunità

Si vuole promuovere un modello di welfare che metta la comunità al centro, sviluppando un nuovo patto sociale per Trieste. Bisogna sapere guardare e dare fiducia a chi può contribuire con le risorse e le idee allo sviluppo della città, alle fasce della popolazione che possono investire, a chi può dare valore alla città per crescere e competere. Bisogna però saper dare risposte anche a chi per diversi motivi è rimasto indietro, a chi ha visto ridurre le proprie risorse e opportunità, a chi, anche per le conseguenze della pandemia, ha perso sicurezze e stabilità. Infine, per essere davvero una città inclusiva, Trieste deve avere il coraggio di guardare agli ultimi, di non lasciare nessuno indietro, di dare speranze e futuro ha chi ha subito eventi o situazioni che hanno generato un processo di esclusione, isolamento e separazione dalla società, in maniera temporanea o permanente. Serve un nuovo patto sociale, un processo di ricostruzione della fiducia tra le istituzioni e i cittadini e anche tra i cittadini stessi, nel quale il senso di comunità prevalga sull’egoismo e il decoro di facciata. Tutti devono avere la possibilità di essere pienamente cittadini. Una città che si prende cura in modo diverso dei propri cittadini è una città che può generare nuova ricchezza e maggiori risorse per tutti. L’obiettivo è creare una comunità che unisce le varie parti della città – i diversi quartieri, le aree urbane, le persone – che dia cittadinanza e dignità e dove ognuno possa avere opportunità di inclusione e speranze per il proprio futuro. Deve essere rilanciata la tradizione di Trieste che ha messo la comunità al centro di percorsi di salute e benessere. Trieste deve agire e svilupparsi come caring community: città e quartieri dove le persone si prendono cura reciprocamente l’una dell’altra, si assumono responsabilità, mettono a disposizione le proprie competenze. La pandemia del Covid, con la conseguente emergenza sanitaria, economica e sociale, ci ha dimostrato che la diffusione delle cure territoriali, dei servizi di prossimità e la presa in carico integrata debbano essere ancora più rafforzati. Il sistema territoriale dei servizi e dell’assistenza sociale deve essere rafforzato e valorizzato, portando a pieno regime le positive esperienze pregresse e utilizzando le opportunità che derivano dalla tecnologia e da una più diffusa digitalizzazione. Una delle sfide maggiori è rispondere in modo nuovo e puntuale ai bisogni delle categorie più fragili. Serve rafforzare con urgenza l’interazione tra tutti i settori coinvolti – sanitario, servizi sociali, casa, economia – e di coinvolgere sempre più nei processi decisionali e nei servizi sul territorio tutti gli attori interessati – non solo le istituzioni, ma le associazioni, i cittadini, le famiglie, il terzo settore – e la loro capacità di incidere sul loro ambiente di vita, raccogliendo con continuità l’analisi dei bisogni e sviluppando risposte adeguate. Tale approccio mira a attivare iniziative per migliorare la qualità della vita e per prevenire l’istituzionalizzazione degli anziani non autosufficienti, che permetterà di utilizzare i fondi disponibili in linea con le raccomandazioni nazionali espresse nel Recovery Plan (PNRR, Missione 5).

Tra gli aspetti sui quali riorganizzare il sistema dei servizi, gli obiettivi del programma sono:

  • Ripartire dall’esperienza di welfare di comunità con il rafforzamento e il potenziamento delle Microaree, come presidio sul territorio, osservatorio dei bisogni sociali e punto di aggregazione e servizi formali e informali. Bisogna ridefinire il modello organizzativo, rafforzando l’integrazione tra sociale e sanitario, rilanciando la capacità di coinvolgimento dei cittadini e la collaborazione con il terzo settore, con l’associazionismo e la cittadinanza attiva;
  • Verrà rafforzata la domiciliarità e promosse forme innovative di residenzialità: verrà promosso sempre più il sostegno a modelli organizzativi che consentano di vivere il più a lungo possibile in autonomia a casa propria e verrà rafforzata l’esperienza dei condomini solidali o soluzioni di coabitazione assistita. In questa dimensione, che si lega al punto precedente di welfare di comunità, viene prevista un’organizzazione dei servizi formali e informali che consentano di vivere in autonomia e sicurezza a tutti i cittadini, con forme di collaborazione per il sostegno delle persone più fragili.
  • Aumento e sostegno alle attività diurne: le attività diurne dedicate ad anziani, e l’apertura dei Centri Diurni dedicati ai disabili gravi, rappresenta uno dei punti più delicati e nevralgici nel supporto alla fragilità della popolazione e delle loro famiglie. Nel caso degli anziani, le attività diurne organizzate rappresentano a tutti gli effetti un aspetto importante di prevenzione, promuovendo la salute mentale e fisica: attività motorie, attività di aggregazione, ricreative, attività intergenerazionali, sono tutte parti fondamentali di un invecchiamento sano, che consente agli anziani di vivere la cittadinanza in modo attivo e consapevole.

Le priorità di intervento sono:

  • Rafforzare il ruolo delle Microaree e aumentarne il numero, anche con l’ampliamento delle iniziative extra welfare – attività culturali e sportive, ad esempio – in sinergia con altre iniziative – ad es. con i ricreatori – per rafforzare il legame con gli abitanti
  • Lanciare una campagna di informazione e formazione per aumentare il numero e le competenze degli operatori delle Microaree e la capacità di impatto sul rione di appartenenza.
  • Potenziare i servizi domiciliari e promuovere forme di servizio formale e informale in risposta a bisogni della vita quotidiana. Verranno sviluppate forme innovative di assistenza condivisa, come il caregiver di comunità, che permettono di dare risposte alle persone vulnerabili, alle famiglie e a migliorare la qualità della vita di tutto il territorio coinvolto. Anche in questo caso la sinergia con le Microaree e con il Terzo Settore sarà fondamentale per sviluppare un’offerta diffusa su tutto il territorio, di qualità e coinvolgente.
  • Riprendere e rafforzare il modello di abitare condiviso e residenzialità innovativa, sia attraverso la promozione dei condomini solidali sia attraverso forme di autonomia assistita anche grazie al supporto delle tecnologie;
  • Investire sui Centri Diurni per gli anziani e per le persone con disabilità, dato che rappresentano un indispensabile elemento per la qualità della vita di tutti, dalle persone vulnerabili – che ricevono stimoli e assistenza qualificata in un ambiente protetto – alle loro famiglie, che vengono supportate nello svolgimento delle cure.
  • Costituire una Task Force di Pronto Soccorso sociale: in collaborazione con i servizi sanitari e con le associazioni che forniscono servizi specifici, istituire un gruppo di operatori di pronto intervento sociale, in modo da poter evitare il ricovero di persone anziane e fragili che per diversi motivi presentano situazioni di bisogno a cui dare risposta immediata. Succede molto spesso che alcuni soggetti fragili, in particolare gli anziani, si presentino in pronto soccorso o chiamino l’intervento di urgenza senza presentare vere e proprie situazioni di rischio da un punto di vista sanitario ma vengono ugualmente ricoverate perché non hanno la possibilità di essere assistite a casa. In questo caso Il Comune promuoverà un modello di collaborazione con l’Azienda sanitaria per rafforzare la capacità di risposta a domicilio, con la disponibilità di operatori sociali.
  • Rilanciare una strategia per una mobilità inclusiva: verranno promosse iniziative innovative di trasporto inclusivo e sicuro, con la collaborazione delle associazioni (e laddove possibile anche con privati profit) e con eventuale supporto di soluzioni tecnologiche, per promuovere la mobilità di anziani e persone vulnerabili non solo per bisogni di salute ma anche per svago e tempo libero;
  • Realizzare progetti complessivi di riqualificazione dei singoli quartieri cittadini attraverso il coinvolgimento dei residenti, comprese le categorie più vulnerabili e al fine di consentirne una fruizione da parte di tutta la comunità di residenti anche in un’ottica intergenerazionale.
  • Potenziare l’esperienza del Vigile di quartiere che potrebbe diventare il modello mix tra sicurezza e protezione sociale della comunità; un vigile presente ed in dialogo con le persone e la comunità, significa, come l’esperienza ha dimostrato, meno sanzioni, più sicurezza, maggiore disponibilità e relazione tra le persone

Il mercato del lavoro e le professioni del futuro

La popolazione mondiale continua a crescere ad un ritmo superiore nei paesi del sud del mondo rispetto a quanto accade nel nord. Inoltre, la popolazione mondiale invecchia a causa del calo del tasso di fertilità e dell’aumento delle aspettative di vita. Queste semplici considerazioni portano a prevedere scenari futuri tra il 2030 ed il 2050 profondamente diversi da quelli attuali: le crescenti disuguaglianze economiche, la relazione tra l’educazione ed il livello di democrazia, lo sviluppo tecnologico, i cambiamenti climatici sono elementi caratterizzanti l’attualità ed ancor più il futuro dell’Europa e del nostro paese. L’evoluzione verso una società molto diversa da quella che conosciamo avverrà in tempi molto ravvicinati la cui prima avvisaglia sarà una profonda modificazione dei mestieri, dovuta principalmente a due effetti: la decarbonizzazione e la digitalizzazione. Cambiano le competenze, l’intelligenza artificiale ed i big data modificano le condizioni di lavoro e nasceranno nuovi mestieri che al momento non esistono. I problemi diventano globali, complessi e multidisciplinari e quindi dovranno essere affrontati con una visione diversa e tutta nuova ed interdisciplinare: in questo scenario risulteranno vincenti figure professionali ad alto contenuto intellettuale ed integrati col settore delle scienze umane e sociali. Basti pensare che il 65% dei bambini che entrano le scuole elementari oggi saranno impiegati in mestieri completamente nuovi che oggi ancora non esistono. Più di un terzo della forza lavoro attuale svolge professioni che cresceranno nei prossimi dieci anni (circa il 36%), mentre un 20% rimarrà stabile e un 44% decrescerà in termini di occupati. La metà delle professioni in crescita saranno legate a vario titolo alla tecnologia ma aumenteranno anche i mestieri legati alla cultura, alla comunicazione, ai servizi di cura , all’insegnamento e alla formazione. I dati mostrano che i trend di crescita dell’occupazione si concentrano nel settore terziario dei servizi alle imprese e alle persone. I cambiamenti sono sintetizzati dagli esperti secondo 3 direttrici: creazione, distruzione e mutazione di lavoro. Circa il 57% delle trenta professioni in ascesa sono legate all’informatica e alla tecnologia. In questo campo già oggi rientrano i cosiddetti « introvabili» del mercato. Entro il 2030 però le aziende cercheranno anche specialisti di interfacce umane, esperti delle applicazioni IOT, tecnici delle macchine a guida autonoma. Nei prossimi anni avranno poi responsabilità e ruoli crescenti gli addetti all’integrazione con i robot assemblatori e i progettisti di visite ed eventi virtuali se pensiamo al turismo e alla cultura. Le aziende avranno poi bisogno di manovali e personale non qualificato in ambito edile e addetti ai servizi di custodia di impianti. Senza dimenticare i giuristi specializzati nel diritto d’impresa e in privacy vista la crescente importanza dei dati. Per potere avere una chance in un mercato in grande trasformazione, per i lavoratori sarà fondamentale disporre di un set il più possibile completo di competenze soft. Tra queste l’apprendimento e ascolto attivo, l’adattabilità, la comprensione degli altri e il problem solving. Sarà poi strategico dimostrare capacità di analisi, conoscenze e abilità tecniche. Infine, si legge nello studio, saranno necessarie competenze nella gestione di impresa, capacità di valutazione sistemica e ideazione. La sfida che emerge è la formazione. I decisori e i soggetti che erogano formazione e istruzione saranno sempre più chiamati a progettare modalità di intervento innovative che consentano l’acquisizione o il rinforzo e la certificazione di queste nuove competenze. Il Comune deve prendere atto di questa evoluzione e predisporre tutti gli strumenti possibili per fare fronte in tempo ad un nuovo scenario delle competenze e del lavoro. Attivando un largo partenariato con imprese, enti di formazione e alta formazione, il sistema dell’orientamento ed avviamento al lavoro per seguire l’evoluzione delle tendenze del mercato del lavoro e delle competenze da esso richieste, nonché per creare percorsi e opportunità per il riposizionamento di lavoratori le cui competenze non sono più richieste. Questo partenariato potrebbe trovare nel Coselag il suo punto di riferimento nell’ambito della strategia che il consorzio deve mettere in campo per l’attrazione di investimenti.

Bambini e giovani

Bambini e Giovani sono tra le categorie più colpite dall’emergenza COVID; l’impatto è stato pesantissimo non solo sulla loro educazione scolastica, ma sulle possibilità di crescita emotiva, di scoperta dei propri talenti, di miglioramento delle proprie possibilità. L’urgenza di rendere la città più amica dei bambini e delle bambine, più vicina alle esigenze di tutti gli adolescenti, non è certamente nuova, e Trieste può appoggiarsi a una tradizione che da sempre la caratterizza in questo senso – basti pensare all’unicità di un’istituzione come i ricreatori: nuova è invece l’urgenza di un approccio multidisciplinare, in grado di fare dialogare ambiti di azione più diversi e di intercettare nuovi bisogni. Scuola, spazi ricreativi e di aggregazione, scoperta e valorizzazione di tutti i talenti: più che rimettere i giovani al Centro, la città si deve impegnare a costruire una rete di azioni, di risposte e di presenza che facciano sentire le famiglie al cuore di un progetto a lungo termine, che vede le nuove generazioni come una risorsa e nel quale è la città stessa a diventare risorsa educativa, contribuendo a sviluppare capacità, autonomia, partecipazione e senso civico. Istituzione della Città dei bambini come sistema di servizi a livello urbano per avvicinarli alla conoscenza dei luoghi di vita e attraverso l’architettura renderli maggiormente protagonisti ad un mondo che sia adeguato alle loro esigenze. Questo, all’interno di spazi pubblici adeguati e luoghi per sviluppare la conoscenza e l’empatia per il bene comune, agevolerà lo sviluppo di una coscienza collettiva necessaria alla partecipazione sociale dei futuri cittadini. Gli obiettivi da raggiungere in questo settore sono i seguenti:

  • Diffondere una cultura aggiornata e innovativa sulle politiche giovanili, facendo dialogare e crescere le istituzioni che già se ne occupano fornendo nuovi strumenti e nuovi contenuti di progettazione e di sviluppo
  • Avvicinare direttamente, grazie a gruppi di lavoro dedicati, i ragazzi e le ragazze, con particolare attenzione alle fascia “giovani adulti”, tra le più trascurate dalle politiche giovanili;
  • Diffondere tra i giovani una nuova consapevolezza delle possibilità, spesso sconosciute, del loro comune di appartenenza;
  • Coinvolgere i giovani nella mappatura dei loro bisogni, renderli partecipi di uno scambio di informazioni e necessità genuinamente intergenerazionale, in cui le categorie più giovani si riappropriano di una propria capacità rappresentanza nel loro abitato
  • Valorizzare le risorse esistenti di istituzioni dedicate alle attività dei giovani. I ricreatori comunali rappresentano un unicum a livello nazionale: uno spazio privilegiato, risorsa per le attività, la socializzazione, ma anche per intercettare bisogni, disagio e problematiche nelle diverse parti della città.

Le attività prioritarie in questo settore quindi saranno:

  • La creazione di un gruppo di lavoro dedicato con professionisti dell’educazione, in grado di diffondere linee guida e conoscenza allineando le politiche giovanili della città con le strategie e priorità sia nazionali che europei.
  • Il ripristino delle equipe educative di strada con educatori/trici formati sui temi legati all’innovazione tecnologica, l’utilizzo dei social, in modo da poter intervenire anche sulle situazioni più critiche (vedi periodo di pandemia);
  • L’arricchimento dei percorsi di formazione ed aggiornamento professionale del personale educativo comunale con uno sguardo alla analisi del territorio, alla gestione dei gruppi, all’educativa di strada, al bullismo e alla gestione delle reti istituzionali sociali.
  • Il ricollegamento dei giovani al territorio, promuovendo contatti diretti con i ragazzi e le ragazze nei luoghi di incontro informali per diffondere un nuovo spirito di cittadinanza, inteso come la capacità delle istituzioni di offrire luoghi e opportunità, senza essere associata esclusivamente a funzioni di controllo/didattica.
  • L’attenzione particolare ai ricreatori comunali, puntando a rinnovarne il sistema organizzativo, potenziando la formazione e motivazione dei dipendenti che si dedicano alle attività, consolidando la presenza sul territorio, sia nei rapporti con le istituzioni scolastiche – di cui sono un prezioso alleato – che nei rapporti con le famiglie. Nei ricreatori si darà continuità a tutte le attività già in essere. Rafforzando lo studio, le attività ricreative e sportive, la presenza sul territorio e l’investimento in formazione e motivazione dei dipendenti
  • La realizzazione di interventi per consentire a ragazzi e giovani di accedere a luoghi di svago a carattere sportivo in aggiunta ai ricreatori e agli oratori: realizzare campi da basket e calcetto aperti, tavoli da pingpong o attrezzi ginnici prevedendo però anche telecamere in loco per impedire cattive frequentazioni serali e danneggiamenti
  • Una rinnovata collaborazione tra il sociale e l’area educazione e la polizia locale, favorendo anche la riapertura di tavoli istituzionali di lavoro con i diversi enti a stretto contatto col sociale (Burlo, scuole, tribunale, ASUGI);
  • Attivazione di un centro diurno per minori disabili (dagli 11 anni in su), come risorsa importante per una presa in carico adeguata
  • Creazione di un luogo ricreativo per i genitori separati dove trascorrere del tempo con i figli, alla presenza di un educatore referente, laddove manchi uno spazio casalingo idoneo.

Le scuole

L’emergenza COVID ha rappresentato per tutto il Paese una sorta di presa di coscienza collettiva dei limiti e delle debolezze del nostro sistema scolastico, oltre che della forte capacità di adattamento e di responsabilità delle nostre generazioni più giovani. La chiusura delle scuole prima, e le nuove modalità di didattica successivamente hanno drammaticamente aggravato il carico sulle famiglie. Ripensare la scuola come un luogo aperto, che appartiene agli studenti – in più momenti della giornata, dalla mattina, al pranzo, al pomeriggio – è tra le risposte più urgenti che si è chiamati a dare, anche per allinearsi con i nuovi tempi delle attività lavorative delle famiglie. Vanno aumentate le possibilità di poter usufruire di attività pomeridiane – sportive, artistiche, o di aggregazione e sviluppo delle capacità.

Gli obiettivi del programma sono:

  • Andrà riportata in primo piano la programmazione di interventi di edilizia scolastica, in ottica non solo di qualità e sicurezza degli edifici ma anche di maggiore fruizione degli spazi, coinvolgendo nella programmazione anche gli spazi delle palestre scolastiche o di altri spazi delle scuole, troppo spesso inutilizzabili o trascurati.
  • Andrà salvaguardato e potenziato il sistema delle mense scolastiche: si punterà alla qualità e alla sostenibilità dell’offerta mensa per i nostri bambini, che andranno coinvolti in percorsi di apprendimento e condivisione sull’importanza di abbattere gli sprechi, del rispetto del cibo e degli ingredienti. Il sistema mensa, inoltre, e soprattutto in tempi di recessione economica, continua a rappresentare per moltissimi bambini l’opportunità di beneficiare di un pasto completo
  • Le scuole aperte, con il potenziamento degli orari di apertura degli spazi scolastici diventa un passaggio fondamentale non solo nel supporto alle famiglie e alle politiche di conciliazione lavoro/famiglia, ma anche nel rinnovare l’identità delle nostre scuole, facendone un luogo non solo di didattica, ma di aggregazione e di formazione, intesa sia come formazione di competenze che di autonomia. La città offre risorse d’eccellenza da esplorare e potenziare: la solida tradizione del terzo settore, l’incredibile vivacità culturale e sportiva, offrono una rete preziosa di competenze da coinvolgere, con maggiore sistematicità di quanto avvenga ora, nelle attività extra scolastiche.

Alcune priorità di intervento sono:

  • Maggiore peso dell’edilizia scolastica nel Piano Opere Pubbliche;
  • Aumento delle possibilità di servizi innovativi per le mense (anche in un’ottica anti-spreco) e miglioramento degli spazi dedicati alla mensa, soprattutto per i più piccoli, per potere garantire un ambiente confortevole e tranquillo in un momento della giornata fondamentale per la crescita, l’autonomia, e la socializzazione.
  • Potenziare e sviluppare le reti tra istituzioni e servizi educativi, con il coinvolgimento delle principali istituzioni culturali e sportive – teatri, biblioteche, associazioni – in percorsi formativi e organizzazione di attività, come attività strutturate per superare la diseguaglianza educativa, secondo livelli e obiettivi diversi, al pari delle attività svolte in ambito privato, che troppo spesso le famiglie non possono permettersi.
  • Aumento delle attività nelle scuole in orario extra standard, che si andranno ad affiancare all’offerta didattica, dando una risposta immediata alle nuove esigenze di comprensione e adattamento alla nostra società così complessa e mutevole: educazione e sicurezza digitale, educazione ambientale, lotta a tutte le forme di prevaricazione e bullismo, integrazione sociale e culturale.
  • Apertura pomeridiana e serale degli edifici e dei cortili scolastici per organizzare attività doposcuola e del tempo libero per bambini e adolescenti e anche iniziative intergenerazionali.

I servizi educativi

Una attenzione particolare verrà messa sul sistema 0-6, una fascia da tutelare di più per il benessere dei bambini e delle loro famiglie. Nell’ambito delle politiche di conciliazione lavoro e famiglia, uno dei settori da rinnovare e potenziare con più urgenza resta quello dei servizi offerti alle famiglie per i bambini più piccoli, fascia d’età 0-6, un periodo fondamentale per lo sviluppo del bambino, e un periodo di estrema vulnerabilità delle famiglie.

Gli obiettivi del programma sono:

  • Tra i punti da risolvere con più urgenza, c’è l’impegno ad offrire alle famiglie la certezza del posto all’asilo per i propri figli, che continua a essere uno dei punti più gravosi, sia per il numero dei posti disponibile, che per i costi delle alternative, o per la necessità di trovare soluzioni di welfare familiare, che spesso impediscono il reinserimento nel lavoro da parte delle neo mamme, o che comunque privano i bambini di stimoli adeguati alla loro evoluzione e crescita;
  • In generale, l’impegno sarà quello di promuovere una nuova cultura in città di attenzione verso i più piccoli e di sostegno ai genitori. La cultura del “nido” andrà diffusa, ad esempio, nell’ambiente lavorativo privato, tra le piccole e medie imprese;
  • Verrà sostenuta e rafforzata la possibilità di reti tra famiglie e con il privato sociale, per aumentare le opportunità di servizi educativi e di altri tipi di sostegno alle famiglie.

Alcune priorità di intervento sono:

  • Andranno quindi potenziati i servizi pensati per sostenere la primissima infanzia, la conciliazione della maternità e del lavoro, il supporto alla genitorialità con particolare attenzione alle famiglie numerose;
  • Sarà fondamentale rendere più semplice e veloce le procedure d’accesso ai servizi comunali da parte delle famiglie;
  • Andranno quindi rivisti i criteri di assegnazione dei posti, potenziando altresì gli accordi con il sistema privato sociale e paritario per accrescere il numero dei posti in convenzione;
  • Andrà quindi sostenuto e incentivato l’impegno da parte delle aziende che, nonostante le piccole dimensioni, svilupperanno soluzioni di co-working e sostegno alle neo-mamme.
  • Inoltre, in tutti i rioni, e con il coinvolgimento del terzo settore, attraverso l’attivazione di convenzioni e contributi, andranno potenziate le iniziative che coinvolgano genitori e bambini in spazi e attività, promuovendo lo sviluppo dei più piccoli, e aiutando i genitori a sentirsi meno soli e a condividere strumenti per migliorare la qualità del tempo da trascorrere con i più piccoli.

Anziani

Trieste viene sempre indicata come una delle città più anziane d’Europa, per la percentuale di popolazione over 65 che abita nella nostra città. Tale dato oggettivo, porta spesso a ritenere questo fenomeno come un problema a cui rispondere, in termini di bisogni sociali e sanitari. Si vuole ribaltare questa visione e mirare allo sviluppo di una strategia per la qualità della vita degli anziani che tocchi tutte le dimensioni della vita personale e sociale. Un progetto per una città dove invecchiare bene e invecchiare insieme, combattendo l’isolamento e promuovendo opportunità per la popolazione anziana, che è essa stessa eterogenea, con desideri e richieste che non sono solo in ambito di cure e assistenza. È evidente a tutti che le persone anziane sono state quelle più colpite del Covid-19 e questo si è verificato non solo in termini numerici di malati e vittime, ma anche di situazioni che hanno esacerbato le condizioni di isolamento degli anziani, sia all’interno della comunità che all’interno delle residenze assistite, dove peraltro la concentrazione degli ospiti e la non adeguatezza delle strutture ha favorito in tutto il mondo l’esplodere di pericolosi focolai di infezione. Questo ha inciso in modo significativo sullo stato di vulnerabilità delle persone anziane – anche sui carichi per le famiglie e per i caregiver professionali o familiari – ma ha dimostrato ancora una volta di più quanto vengano trascurati i diritti e la dignità personale degli anziani. L’emergenza sanitaria e i provvedimenti restrittivi che ne sono conseguiti hanno avuto conseguenze spesso drammatiche sulle vite degli anziani, sul loro stato psico-fisico, sulle relazioni e, non meno importante, sulle opportunità di cura e socialità che potevano essere offerte attraverso soluzioni tecnologiche, in quanto il divario digitale impedisce a molte persone di usufruire appieno di una serie di strumenti ormai disponibili per tutti. Non bisogna dimenticare anche che tale condizione di restrizione ha influito sul benessere psico-fisico, in particolare degli anziani più bisognosi di praticare un’attività sportiva costante. Tenendo in considerazione tali conseguenze, si può comprendere come la qualità della vita delle persone anziane non possa non passare da un cambio di visione, che promuova un approccio multidimensionale e non solo legato a una condizione di vulnerabilità. La ridefinizione dei ruoli degli anziani pone l’esigenza di adeguati spazi per il tempo libero nonno-nipote e richiede un’offerta di cultura (teatro, biblioteca, cinema, università della terza età, mostre) in linea con le aspettative delle persone anziane, la persona anziana si staglia in modo sempre più marcato quale risorsa fondamentale per il sistema del volontariato, animatore dei circoli sportivi e ricreativi, sentinella naturale del proprio rione e della città incline a segnalare le situazioni di degrado e abbandono. Ma perché queste prerogative siano valorizzate occorre che la persona anziana disponga di un ambiente sicuro, pulito, privo di barriere architettoniche e di trasporti efficienti, che gli consentano di avere tutti i servizi a portata di mano (rioni autosufficienti e mezzi di trasporto dove servono e quando servono).

Gli obiettivi del programma sono:

  • L’amministrazione comunale promuoverà la visione di una città a misura di anziano e creare i presupposti perché la più ampia fetta possibile di popolazione anziana sia attiva e in buono stato di salute. Accanto alla medicina d’iniziativa, un ruolo fondamentale per tutelare la salute delle persone anziane consiste nel potenziamento dell’anziano attivo, che si ottiene con una città a sua misura, dove questi diventa una risorsa economico-sociale preziosa per tutta la collettività.
  • Verrà sviluppata e lanciata una strategia comunale per l’invecchiamento attivo, in linea con le strategie europee e nazionali, e con la legge regionale 22/2014 (e modifiche 18/2020). Il Comune promuoverà quindi una strategia legata al concetto di invecchiamento attivo riconosciuto ormai da molti anni a livello internazionale, con l’obiettivo di rispondere in modo efficace e sostenibile alle principali sfide legate all’invecchiamento della popolazione, ma con benefici sia per i singoli individui, sia per organizzazioni, comunità locali e società nel suo complesso. In base a questo concetto ampio e multidimensionale, si vuole promuovere il coinvolgimento, la partecipazione e l’inclusione delle persone anziane, con iniziative che sostengano diverse attività e opportunità sociali, lavorative, formative, di impegno civile, di aggregazione, di svago, di tempo libero e intrattenimento. La strategia per l’invecchiamento attivo vuole superare la visione dell’età anziana come una fase passiva della vita delle persone, e vuole sostenere l’offerta di servi e opportunità non solo socio-sanitari, ma anche sportivi, culturali, formativi, per rendere Trieste una città dove le persone anziane possono aspirare a condurre una vita sana, sicura, di qualità, basata sui i propri bisogni, ma anche sulle proprie aspirazioni e desideri. Trieste sarà una città con una visione della persona anziana come risorsa e protagonista della vita sociale.
  • In coerenza con quanto previsto dal PNNR e in linea con l’iniziativa nazionale “Coordinamento nazionale partecipato e multilivello delle politiche sull’invecchiamento attivo” (promossa dal Dipartimento politiche per la famiglia e IRCCS INRCA), verranno promosse e sostenute iniziative in diversi settori, con un approccio partecipativo ed inclusivo sulle scelte, al fine di promuovere interventi coordinati tra le diverse istituzioni e tra le istituzioni e i cittadini. Invecchiare bene e insieme sarà un principio trasversale della vita della città di Trieste e toccherà in ambiti come la cultura e il turismo, la salute, la protezione e promozione sociale, la formazione permanente, l’impegno civile e il volontariato, lo sport e il tempo libero, valorizzando in questo contesto le risorse del Terzo Settore.

Alcune priorità di intervento sono:

  • Rafforzare i sistemi di cura e protezione sociale con soluzioni tecnologiche, in sinergia con le altre istituzioni sociali e sanitarie, in particolare al fine di prevenire quanto possibile l’istituzionalizzazione e l’ospedalizzazione, e permettere di essere autonomi e/o di ricevere un’assistenza nel proprio ambiente di vita e contesto familiare e sociale il più a lungo possibile;
  • Aumento delle opportunità di offerte culturali, di svago e di tempo libero, con aumento delle possibilità di fruizione e accessibilità;
  • Rafforzare l’offerta di opportunità di formazione e apprendimento durante tutto l’arco della vita;
  • Coinvolgimento in attività sociali, ricreative e culturali, valorizzando le risorse e le capacità degli anziani e delle associazioni;
  • Partecipazione a processi decisionali, in particolare nei propri rioni;
  • Promozione della dignità della persona anziana;
  • Una campagna di miglioramento della accessibilità degli spazi pubblici e privati e miglioramento della qualità degli spazi verdi dei quartieri per una migliore fruizione e aggregazione.
  • Diffusione capillare di piccoli centri diurni e luoghi di ritrovo multifunzionali volti a contrastare, specie nelle periferie, l’isolamento sociale delle persone sole mediante l’erogazione integrata di servizi
  • Creazione di luoghi di incontro, socializzazione e apporto civico sul modello dei centri anziani, strutture associative libere e spontanee ormai presenti in tutto il territorio nazionale, finanziate e regolamentate dagli enti locali e generalmente incentrate sullo svolgimento di attività ricreative e culturali, miranti al coinvolgimento degli anziani nella vita sociale della comunità
  • Sostegno alla diffusione dell’attività psico-motoria con finanziamenti ad hoc che premino le partnership innovative tra le associazioni/federazioni sportive e i sodalizi di promozione sociale attivi nella promozione del movimento e dell’attività fisica nella terza età e della prevenzione delle patologie croniche e degenerative e contributi agli over 65 per la frequenza di piscine o palestre
  • Potenziamento della risposta ai fabbisogni specifici degli anziani a maggior rischio di marginalità sociale, in particolare alle situazioni non in carico del sistema socio-assistenziale, caratterizzate da condizioni di progressivo disagio economico e relazionale legate a difficoltà motorie, perdita della rete familiare e amicale, mancanza di risorse finanziarie, prevedendo anche un sistema di sostegni economico-finanziari (ad esempio un contributo che renda gratuita una quota di acqua, luce e gas, per gli over 65 al di sotto di un certo livello reddituale).
  • Perseguimento di interventi di domiciliarità innovativa e di esperienze di cohousing tramite progetti territoriali che promuovano soluzioni di coabitazione generazionale mirate a incentivare la permanenza degli anziani in contesti simili a quelli familiari, anche attraverso il recupero e rigenerazione di edifici ed aree dismesse, in tutti i quartieri della città, dove alla possibilità di acquisire spazi aperti/giardini/orti vi è anche l’opportunità di coinvolgere e sostenere nel progetto fasce di popolazione più fragili – giovani coppie in difficoltà economica e organizzativa, giovani senza lavoro e con dipendenze, persone sole – che possono attivare percorsi di reciprocità sia dal punto di vista sociale che di supporto effettivo materiale e di scambio di affettività intergenerazionale

Disabilità

Trieste deve diventare una città accessibile, una città per tutti, dove il futuro delle persone non viene deciso senza il pieno coinvolgimento di tutti, e gli spazi di vita e della vita quotidiana, materiali e immateriali sono accessibili e vengono definiti da tutti i cittadini, con pari dignità. L’amministrazione comunale lancerà una strategia sull’accessibilità, intesa non solo come accessibilità fisica, ma in termini più comprensivi dei diversi aspetti della vita delle persone fragili e con disabilità. La cosiddetta presa in carico di un soggetto con disabilità, più o meno grave, è un passaggio fondamentale nella costruzione di un welfare inclusivo, in grado di ovviare all’isolamento non solo degli individui fragili ma anche delle loro famiglie.

Gli obiettivi del programma sono:

  • Dare risposte diverse e adeguate per ogni fase della vita delle persone con disabilità: dal diritto all’apprendimento e alla scuola, a quello dell’inserimento lavorativo, a quello della possibilità di fruizione di offerte culturali, sportive e del tempo libero;
  • Garantire forme di tutela degli individui pensate per una continuità di assistenza e cura anche quando i componenti delle famiglie originali vengano a mancare;
  • Sviluppare una presa in carico dei soggetti di tutte le età promuovendo un supporto necessariamente multidimensionale e multidisciplinare, in cui le necessità spaziano dall’accesso alle informazioni e ai servizi (anche in via informatica), alle cure mediche, alla riorganizzazione degli spazi, dall’abbattimento delle barriere architettoniche all’accompagnamento alle attività diurne.

Alcune priorità di intervento sono:

  • L’inserimento scolastico, nel pieno rispetto della legge 104/1993;
  • L’inclusione dei bambini con disabilità a scuola, non solo nelle ore di didattica, ma anche, laddove possibile nelle attività extrascolastiche;
  • Messa in rete del terzo settore, in particolare nelle opportunità di offerta di attività ricreative e sportive, rafforzando anche l’informazione alle famiglie;
  • Promozione di politiche di lavoro attivo: incentivazioni all’inserimento delle categorie più deboli, co-progettazione e collaborazione con le cooperative di tipo B, individuazione di nuove possibilità di inserimento;
  • Il potenziamento e la diffusione di conoscenza sul sistema “Dopo di Noi”, con ricerca attiva di nuovi fondi dedicati in ambito regionale, nazionale ed europeo;
  • Abbattimento delle barriere architettoniche in tutti gli ambienti di vita con particolare attenzione agli spazi pubblici, ai ricreatori e alle scuole, secondo quanto previsto dalla normativa nazionale.

Politiche di genere

Le differenze di genere rappresentano un tema cardine per il cambiamento e il rilancio della città. La progettazione urbana inclusiva è la pianificazione territoriale sensibile al genere, che include la partecipazione delle donne al processo decisionale locale: lo spazio pubblico non è mai stato neutro, e la pianificazione spaziale, e dei servizi, può riprodurre disuguaglianze sociali e stereotipi. Per tradizione, d’altronde, lo spazio pubblico e dello sviluppo è sempre stato dominato dagli uomini, mentre la sfera privata e della cura è sempre stata associata alle donne. Molte delle tendenze passate e presenti nella pianificazione urbana, degli spazi e dei servizi, riflettono dunque la prospettiva di una centralità maschile con una visione del ruolo della donna come caregiver o in ambito educativo. Il tema dell’integrazione della dimensione di genere nella pianificazione e nello sviluppo urbano è balzato in cima all’agenda politica dell’Unione europea, e nel 2006, al fine di promuovere l’uguaglianza di genere a livello locale e regionale, il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE) ha lanciato la Carta europea per la parità e l’uguaglianza di donne e uomini nella vita locale. La Carta, che rappresenta tanto un documento politico quanto uno strumento pratico, incoraggia gli enti locali e regionali a impegnarsi pubblicamente per l’uguaglianza e ad attuare i principi elencati nel documento. La carta propone metodi concreti mediante i quali l’uguaglianza può essere perseguita in diversi campi: partecipazione politica, occupazione, servizi pubblici, e pianificazione urbana. Attualmente, quasi 1700 enti locali e regionali in 35 paesi europei hanno firmato il documento. Noi intendiamo adottare questo documento. Gli uomini e le donne tendono a vivere lo spazio pubblico in modo diverso. Parlando di trasporti, ad esempio, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige) afferma che uomini e donne “utilizzano modi di trasporto diversi per scopi e modi diversi. In generale, le donne tendono ad avere modelli di mobilità più complessi, poiché devono combinare il loro ruolo di assistenza con le loro attività generatrici di reddito”. Riconoscendo questo assunto, i paesi europei hanno iniziato a recepire il messaggio e ad attuare alcune iniziative, e una serie di buone pratiche possono già ispirare le politiche locali e regionali, come quelle di Vienna, che già all’inizio degli anni ’90 ha iniziato a promuovere l’architettura e l’urbanistica attenta al genere, creando al contempo una Women’s Unit all’interno della stessa Direzione per l’Urbanistica. Ad esempio la progettazione dei parchi pubblici in chiave di genere rappresenta perfettamente l’integrazione di questa dimensione nella pianificazione urbana in generale. Vogliamo prendere spunto dal Manual for gender mainstreaming in urban planning and urban development, approvato dal consiglio comunale di Vienna nel 2013. L’idea generale è prevenire l’emergere di spazi che generino ansia e pericolo, e rendere l’ambiente sicuro e attraente. Ma anche per incoraggiare la rappresentazione delle donne nelle questioni urbane.

Gli obiettivi del programma sono:

  • Orientare una pianificazione sensibile al genere e consentire a tutti i gruppi di avere voce in capitolo nel processo decisionale, garantire la massima uguaglianza di opportunità nella partecipazione ai processi di pianificazione, con la definizione di linee guida specifiche;
  • Lo spazio pubblico verrà ugualmente organizzato traendo lo spunto dalle buone pratiche esistenti, partecipando al progetto UE Gender equal cities, che mette in evidenza i modi in cui le città stanno guidando il cambiamento attraverso l’elaborazione di politiche sensibili al genere;
  • Verrà sostenuta per quanto di competenza del Comune la conciliazione dei tempi di vita, con una visione multidimensionale dei bisogni delle famiglie in un’ottica di parità di genere;
  • Verrà promossa una mappatura dei quartieri per capire lo stato di sicurezza reale o percepita con la realizzazione di app che si propongono di migliorare la qualità della vita di donne e ragazze, come già sperimentato in altre città italiane e straniere.
  • Una visione in cui la politica di genere permette di acquisire la consapevolezza sui benefici destinati a tutte la popolazione, non solo alle donne. Ad esempio l’ampliamento e l’abbassamento dei marciapiedi per consentire il passaggio dei passeggini, vanno a vantaggio anche delle persone costrette su una sedia a rotelle, le quali possono spostarsi per la città in maniera più agevole. Allo stesso modo, l’installazione di pareti in vetro negli ascensori pubblici o il miglioramento dell’illuminazione pubblica aiutano tutti a sentirsi più sicuri.

Alcune priorità di intervento sono:

  • Verrà promossa una pratica di pianificazione di genere, dello spazio fisico e di tutti i servizi comunali, in modo da scardinare uno dei preconcetti maggiori, considerare cioè il genere come una categoria descrittiva e di ridurlo alla sola categoria “donna”; in questo senso verranno promosse anche tutte le forme possibili di accordo con altri enti, col privato sociale e anche con le professioni per garantire differenti servizi di utilità pubblica in un’ottica di genere;
  • Verrà rafforzato il ruolo del bilancio di genere, strumento importanti per il raggiungimento di standard di buona governance sia in riferimento ai parametri di trasparenza e partecipazione, sia in relazione agli obiettivi di crescita, di efficienza della spesa e di garanzia di equità sociale;
  • Verrà promossa una modalità di progettazione di insediamenti umani inclusivi in aderenza ai principi della European Charter For Equality of Women and Men in Local Life (2010) e la Gender Equality Strategy 2020-2024.
  • Il Comune aderirà al network EuroCities come riferimento essenziale per attivare skills e finanziamenti relativi a politiche di genere e non solo;
  • Il Comune aderirà nuovamente alla Rete RE.A.DY con l’obiettivo di promuovere una cultura sociale del rispetto e della valorizzazione delle differenze
  • Sarà fondamentale affiancare al servizio urbanistica e lavori pubblici una commissione/osservatorio per valutare l’effettiva efficienza inclusiva dei progetti relativi lo spazio pubblico, sulla base di linee guida redatte al fine di individuare modalità e parametri da applicare affinché ogni intervento sulla città sia sicuro, vivibile, accessibile, inclusivo, come garanzia del diritto alla città da parte di tutta la collettività, al di là delle questioni di genere.

Città universitaria

Trieste, Città della Conoscenza, è per vocazione una città universitaria. La consolidata presenza di realtà di eccellenza nella ricerca scientifica e nella formazione, la posizione geografica che la rende naturalmente attrattiva verso le regioni italiane del Nordest, da una parte, ed i paesi dell’Europa centrale e sudorientale, dall’altra, l’ampiezza dell’offerta formativa, rendono la città un polo attrattivo naturale per chi vuole avviare a Trieste il proprio percorso formativo universitario oppure per chi intende svolgere la propria attività professionale in uno dei tanti enti di formazione superiore e di ricerca cittadini. Le università e gli enti di ricerca presenti sul territorio comunale non sono solo centri di assoluto valore nella produzione e nella trasmissione di conoscenza scientifica all’avanguardia, ma sono anche risorse straordinarie per lo sviluppo del territorio. Il Comune ha la responsabilità e la possibilità di creare le condizioni amministrative più favorevoli perché il ruolo che questi enti già svolgono possa essere ulteriormente valorizzato in futuro, sviluppando capacità di attrazione, politiche residenziali per studenti, accessibilità ai servizi. Questo ruolo sarà tanto più importante nel prossimo futuro, in cui gli enti di formazione universitaria e di ricerca dovranno gestire il pieno ritorno alla normalità dopo il Covid-19 ed avranno una parte importantissima nel raggiungimento degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questo obiettivo generale può essere raggiunto come esito di un dialogo continuo fra l’Amministrazione comunale e le università e gli enti di ricerca sul territorio, gli enti regionali competenti (Ardis), con gli altri soggetti potenzialmente coinvolti, come aziende di trasporto pubblico e categorie economiche, ma anche attraverso la creazione di un “filo diretto” con le rappresentanze degli studenti.

Gli obiettivi specifici possono essere così riassunti:

  • Favorire l’incontro fra scienza, tecnologia e innovazione sociale, creando opportunità per il trasferimento sul territorio delle innovazioni prodotte dalle università e dagli enti di ricerca presenti a Trieste;
  • Rendere la città sempre più accogliente per chi sceglie Trieste come luogo di studio universitario, in termini di alloggi e servizi;
  • Promuovere la cultura scientifica tra e con i cittadini, creando anche occasioni di incontro fra cultura scientifica, umanistica e artistica.

Le priorità d’intervento sono così individuate:

  • Partecipare attivamente ai tavoli di coordinamento promossi nell’ambito del Protocollo Trieste Città della Conoscenza, per promuovere la condivisione delle iniziative dei singoli enti e poterle mettere a sistema;
  • Attivare fonti di finanziamento (regionali, nazionali e europee) e favorire la creazione di reti di collaborazione a sostegno di sperimentazione sul territorio delle innovazioni scientifico-tecnologiche sviluppate dai ricercatori attivi sul territorio, allo scopo di innovare i servizi comunali e di migliorare la vita dei cittadini;
  • Sostenere le attuali iniziative di divulgazione della cultura scientifica come TriesteNext e Maker Faire, ampliandone l’offerta di concerto con gli enti firmatari del Protocollo per Trieste Città della Conoscenza;
  • Mettere a sistema le disponibilità abitative per gli studenti fuori sede, attivando convenzioni con le associazioni dei proprietari immobiliari e mettendo in rete le informazioni relative alle residenze per gli studenti, pubbliche e private, esistenti;
  • Avviare progetti pilota che mettano in contatto gli studenti che cercano alloggio con gli anziani che vivono soli, al fine di promuovere soluzioni di coabitazione virtuose, in cui chi ospita viene aiutato nella condivisione delle spese e della gestione dell’abitazione, e chi viene ospitato può svolgere il suo percorso di studi in un ambiente familiare e tranquillo;
  • Ampliare il numero di servizi e di esercizi convenzionati per gli studenti universitari, promuovendo le convenzioni con le categorie economiche della città;
  • Creare collaborazioni sul territorio e mettere a disposizione gli spazi comunali disponibili per realizzare dei progetti di incontro fra giovani scienziati e artisti, italiani e stranieri, perché possano lavorare insieme facendo incontrare saperi diversi e promuovendo in questo modo prospettive originali e creative sull’innovazione e sul suo impiego nella società.

Città dello sport

L’anima sportiva della città di Trieste è parte integrante del suo DNA, un DNA che tocca trasversalmente tutta la società civile, dai bambini agli anziani senza distinzioni di genere. In una città del futuro, dove molte attività potranno essere svolte da remoto, digitalmente, senza dover uscire da casa per andare a lavorare, lo sport resterà un elemento bisognoso di spazi dedicati. La pratica di un’attività sportiva porta benefici fisici, psicologici, sociali e culturali a tutte le età. C’è una correlazione diretta tra la partecipazione e l’infrastruttura sportiva che la ospita: il rischio concreto è che la mancanza di una infrastruttura idonea porti la popolazione all’abbandono dell’attività sportiva con l’aumento della sedentarietà con conseguenti problemi fisici e non solo. Gli impianti sportivi e le aree ludico-sportive non a norma con infinite barriere architettoniche sono il primo ostacolo per avere una popolazione sana e attiva. È molto importante incentivare le persone all’attività fisica e alla pratica sportiva, soprattutto i più giovani, attraverso l’organizzazione di manifestazioni ed eventi sportivi di rilevanza nazionale e internazionale con l’obiettivo di far avvicinare i grandi campioni del mondo sportivo ai giovani della nostra città. Trieste oggi deve fare fronte da un lato all’aumento della richiesta da parte dei cittadini di spazi dedicati alla pratica ludico-sportiva sia al chiuso che all’aria aperta e dall’altra alla richiesta di modernizzazione e spazi sempre più ampi per l’attività sportiva di vertice. Gli anni di pandemia hanno rivelato e amplificato la fragilità della nostra impiantistica sportiva cittadina, lasciando di conseguenza molte persone senza la possibilità di praticare la propria attività. Impianti molto vecchi e fatiscenti, che rispondono a esigenze e consuetudini del passato prive di manutenzioni e ammodernamenti necessari per rispondere alle esigenze quotidiane dei praticanti, minano lo sviluppo sportivo e il benessere collettivo della nostra città. L’amministrazione comunale oggi deve intervenire sull’impiantistica sportiva per salvare letteralmente il mondo sportivo triestino. Si rende necessaria in primo luogo una programmazione dettagliata di manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti sportivi comunali per renderli sicuri e agibili e in seconda battuta l’amministrazione comunale, con la stretta collaborazione degli addetti ai lavori, deve rendere più moderna e funzionale l’infrastruttura sportiva affinché atleti e società sportive di vertice possano scegliere Trieste come sede della propria attività. I nostri obiettivi prioritari sono i seguenti:

  • Ripristino della piscina terapeutica Acquamarina.
  • Attivare una consulta per lo sport come tavolo permanente tra associazioni sportive e il Comune di Trieste.
  • Attivare un piano pluriennale di manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti gli impianti sportivi di proprietà del Comune per garantire la sicurezza e l’agibilità degli stessi.
  • Attivare un piano pluriennale di costruzione di nuovi impianti sportivi secondo le necessità sportive della città.
  • Sviluppare un progetto condiviso per trasformare la zona del Porto Vecchio che la variante urbanistica già destina al sistema delle attrezzature e degli spazi collettivi, in una vasta area verde affacciata ala mare per lo sport all’aria aperta, per lo svago ed il tempo libero dove potrebbero trovare luogo tra l’altro (i) uno spazio acqua di profondità, (ii) un percorso ad ostacoli urbani per le nuove discipline sportive street come il calisthenics ed il parkour, (iii) un palazzetto per l’arrampicata sportiva con struttura sia al coperto sia all’aperto, in modo da poter organizzare anche competizioni a livello nazionale e internazionale, (iv) una stazione aero gravity per gli amanti del volo libero e gli artisti della sky dance. Spazi ed infrastrutture per nuove discipline permetterebbero di attrarre flussi di turismo sportivo, secondo gli elementi naturali e le caratteristiche del nostro territorio: acqua, roccia, aria, strada.
  • Incentivare e investire sulle manifestazioni ed eventi sportivi nazionali e internazionali.
  • Supportare attivamente le associazioni sportive dilettantistiche per affrontare al meglio la riforma dell’ordinamento sportivo nazionale.