Punto su
Trieste una città aperta

  • Biblioteche
  • Associazioni e imprese culturali
  • Il sistema museale
  • Teatri, cinema, spazi aperti
  • Trieste città plurale
  • Accoglienza ed integrazione

Trieste è una città dalle mille sfaccettature, luogo di incontro fra culture, religioni, etnie diverse che ha fatto di questa apertura la sua fortuna e che su di essa può costruire il proprio futuro prospero, equo e sostenibile. La cultura dunque, per Trieste, non può essere solo memoria del passato, ma anche progetto per il futuro. Ma deve trattarsi di un progetto unico ed originale, che si contraddistingue per la capacità di valorizzare il patrimonio storico, architettonico e culturale della città, che punta sulle nostre specificità, su ciò che rende la nostra città unica: quindi sulla sua dimensione internazionale multiculturale, multireligiosa, multietnica. Sulla cultura si fonda una delle strategie di sviluppo sociale ed economico di Trieste, che guardando con pari attenzione i bisogni di cultura e di socialità dei cittadini e all’attrattività della città, con l’obiettivo di aumentare sia il desiderio di venire a lavorare e vivere nella nostra città, sia i flussi turistici. La nostra strategia punta a mettere in rete visione, strategia e partecipazione per crea un binomio cultura – lavoro, che consolidi le imprese culturali e creative della città e faccia crescere nuove imprese e nuove opportunità di occupazione in questo settore e nel suo indotto. Tuttavia, per sviluppare questo settore è indispensabile che i progetti e le iniziative abbiano un elevato livello qualitativo e un ampio respiro, coinvolgendo autori di richiamo internazionale e intercettando un pubblico in un’area almeno transfrontaliera. Trieste è la città della scienza, lo dicono i numeri delle migliaia di scienziati, dei ricercatori, dei tecnici qui impiegati, ma per incrementare il valore di questa presenza bisogna ridefinire una nuova relazione tra strutture scientifiche e città, la proposta della Summer School, esito di ESOF, va sostenuta e concretizzata, e va sviluppata la divulgazione ad alto livello del lavoro scientifico, rafforzando l’Immaginario Scientifico ma soprattutto coinvolgendo l’Università, l’Area Science Park e la Sissa. Le iniziative culturali devono anche avere la forza di uscire dal centro cittadino raggiungendo le circoscrizioni in modo da raggiungere le persone nei loro rioni per rendere la cultura parte della loro vita quotidiana e valorizzare le esperienze, le potenzialità e le aspirazioni di enti, associazioni, e gruppi che già esistono. Attività culturali ed eventi sociali devono pervadere tutta la città, estendendole stabilmente alle periferie e all’altipiano Carsico, favorendo il protagonismo e la fruizione della cultura a tutti i cittadini, anche ridisegnando urbanisticamente alcuni contesti e moltiplicando i luoghi di socialità. Il comune può contribuire a questo sviluppo mettendo a disposizione parte del proprio patrimonio immobiliare per le realtà culturali sul territorio e dove imparare a fare cultura, promuovendo al contempo la formazione professionale per tutti i soggetti del settore, dalle imprese creative culturali, alle professioni dello spettacolo, ai servizi per lo sviluppo del settore la progettazione e il fundraising. Un progetto da costruire insieme sul territorio, dove il Comune ha la possibilità e responsabilità di fungere da volano per la produzione e la promozione della cultura, in primo luogo coinvolgendo, sostenendo e facilitandole attività degli operatori culturali. Gli strumenti con cui svolgere questo ruolo sono molteplici. Ad iniziare da un’attività di programmazione condivisa che miri ad aumentare le risorse a disposizione per la cultura, sia individuando ulteriori fondi propri sia potenziando la capacità dell’amministrazione comunale di acquisire fondi europei, nazionali e regionali. Tale programmazione va realizzata assieme ai vari attori culturali cittadini, coinvolgendo i principali operatori culturali nella programmazione delle iniziative, con una regia a livello tematico e di calendario e studiando come aggregare le attività commerciali della città nella valorizzazione dei momenti più importanti. È indispensabile al contempo anche di rafforzare la comunicazione della e per la cultura con un forte investimento nel digitale, a partire da una riorganizzazione del portale “Triestecultura”, affinché possa essere un vero palcoscenico per le attività culturali di Trieste. Tale azione può essere combinata anche con il rilancio del portale join.trieste.it, in modo da coordinare la molteplicità di attività e iniziative che si tengono in città favorendone, ove possibile, la divulgazione e pubblicizzazione al fine che un maggior numero di triestini e turisti ne vengano a conoscenza. Si tratta in sostanza di lavorare alla creazione di un vero e proprio distretto culturale, che sulla base delle esperienze più avanzate, favorisca favorisca il confronto, la condivisione e le sinergie all’interno del settore e trasversali tra istituzioni, operatori culturali e operatori turistici, la Camera di Commercio, attraverso la costituzione non formale di luoghi stabili di lavoro comune. Questo rinnovato contesto distrettuale darà maggiore credibilità e forza alla candidatura di Trieste come “città creativa UNESCO per la letteratura”, riconoscendola quale città degli scrittori in più lingue, italiana, slovena, tedesca, inglese, sia nella storia passata, ma soprattutto nel suo presente, dei caffè letterari, e poi per la presenza di numerose librerie, dall’antiquaria di Saba alle più recenti catene, fino ad interessanti librerie dell’usato. A questo scopo è indispensabile una regia che integri le diverse competenze sull’intero comparto della cultura, musei, eventi, spettacolo dal vivo ecc..

“Trieste è unica per la sua dimensione internazionale, multiculturale, multi religiosa e multietnica.

La cultura come progetto per il futuro: un volano per il suo sviluppo socio-economico e fattore chiave di crescita e di occupazione”

Biblioteche

Il Comune di Trieste comprende biblioteche molto variegate che testimoniano, con le loro collezioni importanti e rare, la ricchezza del patrimonio culturale locale. Spesso però questa ricchezza non è adeguatamente valorizzata e promossa a causa dell’eccessiva parcellizzazione e del sostanziale isolamento delle singole biblioteche; invece la rete culturale e i servizi offerti dovrebbero mirare ad assecondare e favorire la conoscenza dell’identità territoriale della propria comunità in una prospettiva multiculturale anche di valenza nazionale ed internazionale oltre che incentivare la lettura ed offrire presidi culturali e spazi di aggregazione. È necessario quindi mettere a disposizione della cittadinanza non soltanto un patrimonio documentario e di servizi quantitativamente e qualitativamente adeguato per le diverse esigenze, di studio, di informazione, di lettura, di documentazione, di svago, ma anche un’offerta sistematica e sinergica di attività divulgative, di iniziative culturali che costituiscano per tutti opportunità di accrescimento delle conoscenze e delle competenze necessarie per essere cittadini attivi.

La nostra società è stata più volte definita società della conoscenza e dell’apprendimento permanente. Quest’ultimo è essenziale per sviluppare la capacità di cogliere la complessità della realtà in cui viviamo; inoltre la cultura è un fatto sociale: non c’è cultura se non in un ambiente di relazione. Particolarmente qualificante sarà il progetto di Parco Letterario ovvero il riconoscimento del territorio come caratterizzato da diverse combinazioni di elementi naturali e umani che illustrano l’evoluzione delle comunità locali attraverso la letteratura, e che può diventare una delle azioni chiave a sostegno della candidatura di Trieste città creativa UNESCO per la letteratura.

I nostri obiettivi sono:

  • Considerare il sistema bibliotecario punto di riferimento culturale e di aggregazione, dotandolo di tutti gli strumenti per svolgere al meglio il suo ruolo insostituibile;
  • Innovare la politica culturale nel campo delle biblioteche per stimolare l’apprendimento, promuovere la conoscenza e rafforzare le comunità;
  • Dotarsi di una biblioteca centro sistema più moderna, attrattiva, vero fulcro della città; contemporaneamente aumentare i presidi bibliotecari nelle periferie, incrementando le biblioteche di quartiere (ad esempio sfruttando Villa Engelmann anche come centro polifunzionale per tutta l’area da San Luigi, Fiera, via Rossetti e Ospedale);
  • Aprire altre biblioteche di pubblica lettura in zone periferiche, che svolgano un ruolo di coesione territoriale, sociale e culturale, e diventino un vero e proprio luogo del welfare, in cui le persone di ogni estrazione sociale possano usufruire di beni immateriali, servizi e spazi necessari alla vita e alla salute stessa. Luogo neutro, aperto, facilmente accessibile ed accogliente, attorno al quale gravitino molti aspetti, tutti ugualmente prioritari: cultura, benessere, svago, studio, formazione e informazione, pari opportunità, integrazione e, non ultimo, relazioni umane;
  • Trovare uno spazio adeguato in cui aprire, in centro città, una biblioteca di pubblica lettura all’avanguardia e cioè una biblioteca moderna che diventi il centro in cui avvengono relazioni fra le persone, fra le loro esigenze formative ed informative e le fonti e mezzi per soddisfarle;
  • Coordinare le attività delle singole biblioteche per favorire buone pratiche di cooperazione a vantaggio di tutti i fruitori, effettivi e potenziali, del patrimonio culturale esistente e futuro;
  • Sviluppare la digitalizzazione dei documenti, in particolar modo di quelli più fragili, per favorire la consultazione e la ricerca a distanza;
  • Assicurare la necessaria autonomia organizzativa e incentivare la qualificazione professionale del personale che si occupa di cultura con nuove competenze nel campo dei beni culturali locali, nella gestione della biblioteca, nelle relazioni con il pubblico e nell’utilizzo delle varie modalità e strumenti di comunicazione;
  • Ultimare i lavori di restauro di Palazzo Biserini, sede storica della biblioteca civica Attilio Hortis, con un progetto che diversifichi la biblioteca storica dalla nuova concezione di biblioteca pubblica come si è evoluta in questi ultimi anni, facendole acquisire pienamente il ruolo di biblioteca di conservazione e di documentazione locale.

Associazioni e imprese culturali

Cultura significa sviluppo sociale e lavoro. In quest’ottica, spazi comunali sottoutilizzati, in particolare nei rioni, possono diventare luoghi dove avviare, e alimentare, esperienze di animazione territoriale, dove imparare a fare cultura nei diversi ruoli e dalle diverse prospettive: luoghi dove realizzare iniziative artistiche e sperimentare, luoghi dove far vivere associazioni e realtà culturali, luoghi dove imparare a gestire istituzioni culturali (amministrazione, gestione, fundraising), oppure dove, semplicemente, i soggetti che li abitano possono promuovere le proprie attività. Cultura e creatività significano sviluppo e lavoro, ma trasformare un’idea o un talento in un’azienda di successo richiede anche importanti competenze gestionali. Il territorio triestino e del Friuli Venezia Giulia vanta diversi enti capaci di incubare progetti imprenditoriali, oltre che programmi regionali già esistenti per la promozione delle imprese creative.

Gli obiettivi strategici per il mandato saranno:

  • Caratterizzare il Porto Vecchio con una presenza di qualità di attività e istituzioni culturali, a fianco del grande Museo del magazzino 26, della sede di restauro della Sovrintendenza al magazzino 20, prendendo come spunto analoghi casi in Europa in cui la rinascita di uno spazio abbandonato sul mare ha visto come protagonista a cultura.
  • Moltiplicare le esperienze di residenze artistiche, culturali e letterarie, mettendo a disposizione anche spazi/luoghi di proprietà comunale, dove l’artista (pittore, designer, attore, ecc) abbia la possibilità di dedicarsi a tempo pieno al suo lavoro, condividendo il percorso con altri artisti residenti portando inoltre a un’implementazione dell’offerta turistica tradizionale del territorio (ad esempio Villa Stavropulos, la zona Urban…).
  • Realizzare una “casa dei progetti”, in cui i soggetti (associazioni culturali ma non solo) abbiano temporaneamente uno spazio per realizzare un’idea e possano venire a contatto con altri soggetti culturali cosicché si possano sviluppare contaminazioni e idee innovative (ad esempio destinando a questo scopo un padiglione del parco di San Giovanni…).
  • Prevedere una Casa per le associazioni riconosciute di livello operativo in ambito delle questioni urbane come elemento valoriale per le decisioni da prendere.
  • Avviare una consultazione con le associazioni, per individuare insieme come semplificare le procedure per l’accesso ai servizi comunali, per progettare insieme occasioni di informazione e di formazione per facilitare la loro interazione con la pubblica amministrazione, per rafforzare la loro capacità di progettazione e per potenziare la loro abilità nel reperire risorse finanziarie attraverso il fundraising.
  • Promuovere delle collaborazioni fra associazionismo e terzo settore, istituzioni culturali e formative sul territorio per organizzare dei “laboratori sul digitale”, per l’apprendimento di competenze informatiche di base e intermedie per gli adulti, in modo da rafforzare l’inclusione digitale e l’uso responsabile delle tecnologie digitali, in particolare dei giovani e delle fasce fragili della popolazione.
  • Promuovere le collaborazioni internazionali in materia culturale, anche attraverso la partecipazione diretta del Comune a progetti europei o attraverso iniziative di informazione e formazione che facilitino la partecipazione dei soggetti sul territorio;
  • Avvicinare e sensibilizzare le giovani generazioni rispetto al mondo della cultura anche attraverso un sistema di bandi riservato alle associazioni culturali, incrementando le risorse dedicate, prevedendo sostegno anche alle realtà minori letterarie, scientifiche, di integrazione culturale, dello studio sull’ambiente e non solo eventi di spettacolo o espositivi.
  • Offrire un sostegno ai progetti imprenditoriali nel settore della cultura, promuovendo attività formative in ambito manageriale, individuando spazi di proprietà del Comune capaci di ospitare queste realtà, avviando accordi con gli incubatori esistenti in regione per favorire la nascita e lo sviluppo di imprese creative sul territorio comunale.
  • Promuovere l’occupazione nel settore della cultura, sostenendo la formazione professionale per tutta la filiera, dalle imprese creative culturali, alle professioni dello spettacolo, ai servizi per lo sviluppo del settore, come la comunicazione, l’uso delle nuove tecnologie, la progettazione e il fundraising.

Il sistema museale

I musei triestini hanno un patrimonio ricchissimo e variegato che va valorizzato e fatto conoscere. Il museo contemporaneo è un laboratorio dove si intrecciano conservazione delle collezioni, studio e ricerca degli oggetti e dei relativi contesti, didattica e divulgazione con iniziative, percorsi, strumenti e tecnologie dedicati, conoscenza, promozione e valorizzazione delle collezioni per la fruizione culturale sia dei cittadini che dei turisti. Obiettivi generali della politica museale saranno:

  • la riorganizzazione del sistema museale, integrando servizi e comunicazione, allo scopo di valorizzare anche le istituzioni museali meno conosciute e decentrate
  • riorganizzare il sistema di visite didattiche sia per le scuole che per gli adulti, progettando percorsi differenziati a seconda delle esigenze con laboratori, visite guidate, percorsi esperienziali
  • valorizzazione anche dal punto di vista didattico attraverso l’organizzazione di laboratori e altre iniziative didattiche in collegamento con le scuole di ogni ordine e grado
  • la promozione di accordi fra le istituzioni scientifiche e culturali triestine per realizzare attività di divulgazione e comunicazione scientifica, per esempio con l’organizzazione di spettacoli teatrali e occasioni espositive, per promuovere la cultura scientifica, coniugando i linguaggi dell’arte e della scienza
  • il ripensamento del sistema museale triestino e della sua offerta, affinché sia meno dispersivo e offra una dimensione coordinata dando al sistema una autonomia finanziaria ed amministrativa, per replicare il virtuoso meccanismo che a livello nazionale ha fatto esplodere le potenzialità dei Musei autonomi
  • nuovi poli museali (il Museo del Mare, il Museo della città, il Museo Scientifico, ) insieme a realtà di lunga e consolidata tradizione e iniziative più recenti ma già note e produttive (l’Immaginario scientifico, il Museo della civiltà istriana, il Museo della Pace ….) non solo luoghi del mero esporre, ma come spazio di lavoro di ricercatori, studiosi e, soprattutto, divulgatori con una direzione autonoma, autorevole, di livello internazionale
  • Una maggior accessibilità e fruibilità di musei e siti culturali: non solo la domenica mensile di ingresso gratuito, ma l’organizzazione di iniziative di valorizzazione dei musei (peraltro già sperimentata, ma priva di continuità, con il Rossetti con lo spettacolo al de Henriquez o in Orto Lapidario, le visite al Revoltella con il Barone) e apertura degli spazi museali alla contaminazione con la città
  • la promozione di esperienze di ibridazione fra arte, cultura umanistica e scienza e tecnologia, creando collaborazioni sul territorio
  • l’ideazione di un sistema di Museo a cielo aperto/Museo Condiviso, nella considerazione del grande patrimonio edificato di grande qualità architettonica che possediamo, di riferimenti e punti visivi panoramici speciali, di qualità paesaggistiche, come valore aggiunto che porta venir ibridato e valorizzato con opere di raccordo al fine di ottenere una narrazione urbana unica nel suo genere (storica, culturale, artistica).

Attività e iniziative specifiche prioritarie riguarderanno le diverse istituzioni museali:

  • una forte valorizzazione del rapporto dei musei cittadini con il Museo Autonomo del castello e parco di Miramare, luogo centrale del turismo triestino e del benessere dei cittadini, attraverso lo sviluppo di iniziative comuni di livello internazionale oltre alla realizzazione di un biglietto unico
  • Progetti per dare visibilità agli archivi pubblici e privati e ai fondi dei nostri musei (es. Lloyd triestino, Ugo Guarino, fondi fotografici ecc.), in modo che i cittadini conoscano meglio la loro città e i turisti possano trovare qualcosa di originale.
  • Un progetto di potenziamento del Castello di San Giusto valorizzando vari elementi come la posizione (vista a 360° sulla città), pubblicizzando maggiormente e ad hoc la rappresentazione storica, far capire a cosa serviva, come era vissuto, favorire il percorso a piedi passando per tutta la zona riqualificata con il piano Urban, integrare nel nuovo “brand” quello che c’è attorno (Cattedrale, Museo Winkelmann, resti Basilica civile romana) anche attraverso gamification. Ripensare gli spazi ristrutturati già sede del Museo Alinari.
  • Attività di valorizzazione, fruizione e promozione delle aree archeologiche da pensare anche attraverso collaborazione virtuosa tra pubblico, privato e volontariato.
  • Valorizzazione delle dimore storico-artistiche, con l’organizzazione di un pacchetto di visita che includa tutte le case-Museo: l’ala baronale del Museo Revoltella, Palazzo Sartorio, il Museo Morpurgo, oltre al Castello di Miramare.
  • Riallestire il Museo Sartorio, organizzando l’esposizione temporanea almeno delle opere più importanti custodite nei suoi depositi e predisponendo un catalogo ragionato di tutti i dipinti antichi;
  • Valorizzare le collezioni di arte moderna tra Otto e Novecento del Museo Revoltella, che custodisce opere di rilievo nazionale
  • Ripensare il Museo di Storia Patria, che oggi presenta un allestimento disomogeneo e di vecchia concezione, per trasformarlo in Museo della città, che parli della sua storia e del suo sviluppo in modo da renderlo un percorso vivo ed integrato con il territorio. Il Museo della Città potrebbe poi dialogare con il Museo del Risorgimento, icona architettonica degli anni Trenta, e con il Museo della Pace de Henriquez.
  • Sfruttare il Museo di arte orientale, che ha una collezione sorprendente e custodisce dei piccoli gioielli (si pensi all’Onda di Hokusai), per organizzare attorno ad esso esposizioni di arte orientale.
  • Partecipare, come Comune, alla FAF, Fondazione Alinari per la Fotografia, neocostituita dalla Regione Toscana, in considerazione dell’importanza dei fondi fotografici detenuti che riguardano la nostra città.

Teatri, cinema, spazi aperti

La tradizione e la cultura di Trieste per lo spettacolo non ha bisogno di essere spiegata. Musica, teatro e cinema sono nel DNA dei triestini, che sono spettatori colti ed esigenti. Anche in questo settore della cultura il Comune può svolgere un ruolo attivo di sostegno e di promozione a fianco delle istituzioni e degli operatori culturali. Le priorità per l’azione saranno:

  • Sostenere il sistema cinema triestino, dai festival cinematografici di livello internazionale all’eccellenza della FVG Film Commission; dalla Mediateca alle sinergie con l’Università, supportare lo sviluppo del progetto della Casa del Cinema, con particolare riferimento alle possibilità che ciò implica in termini di formazione e occupazione in campo cinematografico.
  • Costituire un “Cineporto”, dedicando un ampio (almeno 8.000 mq) padiglione dedicato al cinema e all’audiovisivo. Una superficie che ospiti uffici di produzione, uno spazio sartoria e costumi, una sala casting, un’altra sala «trucco e parrucco», deposito e laboratorio per le scenografie, aree per corsi di formazione. Con spazi per l’allestimento di mostre e installazioni, un bar-ristorante e un ampio parcheggio per i mezzi professionali mobili, chiamando il mondo imprenditoriale del settore video a partecipare al suo sviluppo. Come già per l’arena, se lo spazio venisse reperito in Porto Vecchio, creare sinergia con i servizi offerti dal Centro Congressi.
  • Studio di un nuovo spazio teatrale contemporaneo e un auditorium per concerti (possibili nel Silos oppure con la completa trasformazione della sala Tripcovich, dopo aver individuato il soggetto gestore già finanziato che sia in grado di garantirne lo sviluppo)
  • Supportare economicamente, a fianco della Regione che già lo fa, l’intero sistema teatrale cittadino, – Verdi, Rossetti, Sloveno, Contrada, Miela, Hangar, Armonia, e non solamente ai teatri partecipati, favorendo il coordinamento e la sinergia tra i singoli teatri e supportando in particolare le realtà e i contesti in cui vengono sviluppate le professionalità del settore. Prevedere, attraverso le nuove tecnologie, l’accessibilità anche al pubblico internazionale.
  • Incentivazione della formazione professionale dei mestieri collegati allo spettacolo, promuovendola anche con strumenti originali.
  • Riprendere gli spettacoli a San Giusto e al Teatro romano, dare nuova linfa alle serate estive in giardino pubblico “Tommasini”, attraverso una gestione più ambiziosa, prevedere una vera stagione di appuntamenti estivi nelle periferie.
  • Valorizzazione del parco e del teatro Basaglia dell’ex OPP, in sinergia con Erpac , università e ASUGI. Creare in questa sinergia una ampia sede archivistica e di studio in via Weiss, nella Palazzina attualmente utilizzata temporaneamente come scuola (il Žiga Zois), in attesa del completamento del padiglione B. Gli archivi interessati saranno quelli di Franco Basaglia, per il loro interesse internazionale, gli archivi storici ad es. dell’istituto Saranz, ed in genere gli archivi la cui accessibilità per ragioni di studio deve essere garantita. La concentrazione in un unico edificio permetterà un fondamentale risparmio di personale e di costi di gestione. Oltre alla già citata Casa dei Progetti.
  • Sviluppare progetto di attrattività turistica in sinergia con la FVG Film Commission
  • Riprendere la progettualità tra teatri di eventi come la Notte Blu dei Teatri, ove i teatri cittadini ospitano sinergicamente gli spettatori accompagnandoli da un teatro all’altro. Favorire lo scambio tra le strutture cittadine.
  • Conseguente creazione di nuovi spazi collettivi anche all’aperto come progetto urbanistico di cultura della socialità e come hub della mobilità lenta, esigenza che la pandemia ha messo in luce con grande forza. In tale visione che abbraccia tutta la città, piena condivisione sull’ipotesi di investire risorse dei “Grandi attrattori turistico-culturali” lungo il parco urbano lineare e il Porto Vecchio.
  • Realizzazione in Porto Vecchio una grande arena all’aperto sul mare, con servizi, camerini e palco fisso coperto, una struttura per lanciare la centralità del luogo a livello culturale che porterebbe ad un abbattimento dei costi di produzione di spettacoli/concerti. Possibilmente nei pressi del nuovo centro congressi, per sviluppare sinergicamente un’economia di scala nei servizi.

Trieste città plurale

Ciò che rende Trieste particolarmente ricca e interessante è la pluralità di popoli, lingue, culture e religioni, che hanno storicamente contribuito a modellarne l’identità. L’influenza austriaca, italiana, slava, ebrea, tedesca, levantina, turca la rendono una città unica, diversa da tutte le altre città italiane. Questa ricchezza si riflette nella sua architettura, nelle sue chiese, nei monumenti funebri dei molti cimiteri religiosi. La convivenza di genti così diverse si ritrova nella mentalità aperta e cosmopolita dei triestini. Nuove comunità dall’Italia e dal mondo l’hanno poi raggiunta negli ultimi decenni costituendo un patrimonio di diversità linguistiche e culturali che andranno sempre più valorizzate e integrate nel tessuto cittadino. Vi è poi la vicenda peculiare di italiani e Sloveni come comunità autoctone del territorio triestino che intrecciano qui da secoli le loro vite. Dopo le tragedie del ‘900 e grazie al progetto di integrazione europea è stato raggiunto oggi un equilibrio ed un dialogo, che è fondato sul rispetto delle memorie diverse di quanti hanno sofferto e sulla conoscenza reciproca delle culture, in particolare degli Italiani e degli Sloveni dell’Altopiano e di Trieste. Questa convivenza va difesa e resa sempre più salda, quale base insostituibile per comuni progetti di sviluppo, in linea con quanto operato con successo dalle precedenti amministrazioni di centrosinistra. Solo la promozione della conoscenza e il potenziamento delle collaborazioni tra le comunità conviventi possono migliorare la qualità della vita di tutta la comunità. Al fine di rendere sempre più proficua l’interazione, in particolare tra comunità italiana e slovena, vengono individuate le seguenti priorità:

  • Rilancio del ruolo del centro multiculturale del Narodni dom di via Filzi, storica espressione della convivenza e della capacità di dialogo tra le molte culture e diverse lingue che popolano Trieste, per una piena valorizzazione delle pluralità presenti e per la creazione di un concreto spazio di dialogo.
  • Realizzazione di una sezione espositiva, che rientri nella rete dei Musei Civici del Comune di Trieste, dedicata alla presenza storica delle componenti slovena, croata e serba sul territorio comunale, con il coinvolgimento dei soggetti culturali della comunità slovena e in collaborazione con le pertinenti istituzioni museali dei Paesi vicini
  • Piena attuazione della L.38/2001 e in particolare dell’articolo 8 (sull’uso della lingua slovena nella pubblica amministrazione), anche attraverso l’estensione dell’uso dello sloveno nella Rete Civica e l’intensificazione della collaborazione con l’Ufficio per la lingua slovena della Regione FVG.
  • Ampliamento dell’accesso ai servizi alla persona, in primis per bambini e anziani di lingua slovena, in particolare nei borghi dell’Altipiano, al fine di garantire pari opportunità a tutti residenti del comune di Trieste in linea con gli altri comuni della Provincia;
  • Valorizzazione delle attività economiche e culturali della comunità slovena, anche con il fondamentale coinvolgimento delle realtà associative più rappresentative (SKGZ e SSO), ai fini di uno sviluppo inclusivo di tutto il territorio, in particolare attraverso l’ampliamento dell’offerta turistica ed enogastronomica, che punti soprattutto sull’interazione tra città e Carso, nonché sulla riqualificazione dell’ambiente e dell’architettura delle borgate carsiche e delle periferie, anche attraverso la predisposizione di progetti europei;
  • con un costante e intenso dialogo con le realtà associative e culturali slovene del territorio, riscoperta delle personalità slovene triestine che hanno contribuito all’affermazione di Trieste in un contesto più ampio, ad esempio sul piano artistico, letterario, delle arti grafiche, musicali, anche attraverso targhe commemorative o intitolazioni di vie o spazi cittadini.
  • Maggiore attenzione nei confronti delle principali istituzioni culturali della comunità slovena, migliorandone la visibilità, quali il Teatro stabile sloveno, l’Istituto di ricerca Slori, l’Istituto musicale Glasbena matica, la Biblioteca nazionale e degli studi slovena, soggetti culturali profondamente e storicamente radicati nella realtà culturale giuliana che da sempre arricchiscono l’offerta culturale non solo degli sloveni fuori dal confine nazionale, ma che hanno fattivamente contribuito allo sviluppo culturale ed artistico di tutta l’area giuliana e regionale; aumentare l’investimento su iniziative ed eventi culturali quali ad es. lo Slofest, iniziativa di fondamentale importanza per la reciproca conoscenza e la valorizzazione delle culture di Trieste;
  • Attenzione anche alle molteplici e ricche realtà associative culturali, musicali e sportive slovene, che, anche a causa della pandemia da Covid-19, hanno visto particolarmente colpito il loro importantissimo ruolo di aggregazione sociale;
  • Più intensi rapporti di collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale e in particolare con l’ufficio per le scuole con lingua d’insegnamento slovena, al fine di monitorare costantemente le criticità di dette scuole e di pianificare eventuali interventi migliorativi;
  • Collaborazione con Gorizia-Nova Gorica, Capitale europea della Cultura 2025, per presentare eventi di carattere internazionale e per trasformare questa occasione in un’opportunità turistica di tutta la regione.

Accoglienza ed integrazione

Il fenomeno migratorio è ormai diventato un fenomeno strutturale che segue le dinamiche della globalizzazione i cui effetti avversi si dispiegano nelle condizioni economiche, politiche e/o climatiche di quanti sono costretti a lasciare il proprio paese/città. Il presupposto delle attuali politiche di accoglienza umanitaria è quello della temporaneità, cioè che siano crisi di breve periodo e che richiedono interventi emergenziali destinati dopo non molto tempo a esaurirsi col ritorno forzato in patria dei migranti. Tuttavia la storia ci dice che le crisi non sono fatti imprevedibili e, soprattutto, che sono durature perché si protraggono a lungo nel tempo. Infatti, la maggioranza dei migranti proviene dalla stessa manciata di paesi in crisi. La sfida attuale è di evitare di parlare di crisi temporanee o di limitarsi a cercare soluzioni momentanee. Occorre, anzitutto, fare in modo che nelle aree di insediamento i migranti trovino spazi di ampia cittadinanza senza compromettere quella dei nativi. L’accoglienza diffusa è dunque la modalità di approccio al fenomeno migratorio più efficace. Non solo garantisce ai richiedenti asilo l’esercizio dei diritti fondamentali, ma anche la possibilità di far riconquistare alla persona l’autonomia nella gestione della propria vita. Per permettere una concreta e veloce integrazione e prevenire i fenomeni di illegalità, marginalizzazione e di conflitto sociale serve però eliminare alcuni ostacoli che tuttora ne rallentano fortemente la realizzazione. La prima operazione dovrebbe consistere nel superamento dei grandi centri di accoglienza che producono passività e ghettizzazione. Oggi 150 appartamenti nei rioni della città assicurano vita di relazione con il territorio per tutte e tutti gli ospiti; 200 operatrici e operatori sociali impiegate/i, 1900 persone iscritte in programmi di insegnamento della lingua italiana e 211 in corsi professionali, solo nel 2019. Tutto con zero esborsi dalle finanze locali poiché il finanziamento dei programmi di accoglienza è onere dello Stato anche con fondi dell’Unione Europea. Cosa faremo:

  • Organizzeremo, in collaborazione con gli enti del terzo settore e l’associazionismo, un sistema che riduca le accoglienze emergenziali a favore di quelle ordinarie, territoriali in grado di garantire l’accesso ai diversi servizi, così da permettere alla persona una veloce integrazione e la possibilità di iniziare a produrre valore e ricchezza per se stesso e per la comunità.
  • Sottoscriveremo con la Prefettura un Protocollo d’intesa per definire e semplificare le procedure che consentano il coinvolgimento dei migranti in attività di volontariato.
  • Promuoveremo, in collaborazione con gli enti del terzo settore e l’associazionismo, interventi di inclusione per cittadini di paesi terzi e dell’Unione europea per l’alfabetizzazione nella lingua italiana e l’acquisizione di elementi di cultura generale.
  • Predisporremo un piano d’emergenza logistico e sanitario, anche con l’ausilio della Protezione Civile, laddove non sia possibile trovare una pronta sistemazione ai richiedenti asilo per ovviare alle situazioni di emergenza (es. Silos, che per anni e a periodi alterni, è stato l’unico rifugio di fatto esistente per i numerosi richiedenti asilo che sono arrivati nella nostra città).
  • Organizzeremo l’apertura di centri di accoglienza per la bassa soglia, l’apertura di un help center e di un centro Diurno e accompagneremo gli interventi in questione con una unità di strada.