Una città che vuole tornare ambiziosa

Questo programma elettorale prova a raccontare le sfide di futuro con le quali mi candido a Sindaco della città in cui sono nato e cresciuto e i contributi delle liste e delle tante realtà e persone che mi appoggiano in questa avventura elettorale. Trovate qui alcune delle risposte che ci siamo dati quando abbiamo provato a pensare alla città che vorremmo lasciare ai nostri figli provando, come la politica spesso si dimentica di fare, a “pensare in grande”.

E com’è, in sintesi, la Trieste che vorremmo?

Un territorio attrattivo, competitivo, e innovativo, capace di raccontarsi al mondo con il fascino di una storia unica e con la convinzione di avere le carte in regola per essere protagonista del tempo straordinario che ci è dato di vivere. Una comunità forte e solidale, unita e a tempo stesso capace di riconoscere e valorizzare le sue diverse parti, anime e sensibilità, accogliente e sicura per tutti. Una città sostenibile che sappia uscire dal tempo della pandemia più vivibile, allegra, semplice e piena di nuove sfide, più bella e curata anche nei rioni non centrali, più verde e più pulita.

La Trieste per la quale abbiamo lanciato questa sfida elettorale è soprattutto una città che vuole tornare ambiziosa. Capace di darsi un vero progetto di sviluppo per i prossimi 20-25 anni, per una volta condiviso in modo trasversale, dalla politica, dal mondo economico e sociale, dalle diverse comunità linguistiche e religiose, dalle associazioni e dalla cultura.

Crediamo che la nostra città debba misurarsi con l’ambizione di tornare a generare futuro. E vogliamo che Trieste torni ad essere come nei suoi momenti migliori un luogo di opportunità. La città dove un giovane voglia desiderare di arrivare per realizzare i suoi progetti scientifici, per aprire una bottega artigiana in un centro storico che sappia riutilizzare in modo originale i suoi palazzi d’epoca abbandonati, o per attivare una fattoria didattica nella periferia della città.

Un luogo accogliente, che sappia valorizzare le sue tante culture e identità diverse, capace di inventare soluzioni nuove a problemi tenuti fermi dal “no se pol”, che sappia dire a chiunque abbia iniziativa e voglia di fare che qui è il benvenuto. Per fare questo bisogna invertire una tendenza al declino che ha visto la città perdere decine di migliaia di abitanti in pochi anni e molti dei nostri giovani migliori partire per mancanza di opportunità. Servono uno scatto d’orgoglio, una rinnovata e autorevole classe dirigente (capace di interloquire con efficacia con i decisori pubblici e privati di ogni livello) e la capacità di recuperare tutti insieme il senso dell’impegno per il bene comune, ciascuno nel proprio contesto e con le proprie capacità. Ma sarà necessario, soprattutto, mettere a sistema le eccellenze che fanno di Trieste una realtà più “grande” delle sue effettive dimensioni: il sistema della conoscenza, dall’alta formazione, alla ricerca applicata e al trasferimento tecnologico, il porto e la logistica, le imprese che lavorano a livello internazionale e parlano al mondo di questo territorio. L’Amministrazione comunale che vogliamo dovrà – per quanto possibile – coinvolgere e fare regia di queste realtà che fanno di Trieste una città di profilo europeo e non ricordarsene solo per occasionali passerelle; anche perché solo un virtuoso processo di collaborazione pubblico/privato potrà liberare tutte le energie e le competenze necessarie per tornare competitivi a livello internazionale rimettendo al centro dell’agenda l’impegno a creare nuove e qualificate opportunità di lavoro. Va recuperato non solo l’orgoglio di essere capoluogo di regione ma vera e propria capitale d’area (dalla Venezia Giulia all’Istria), consapevole del suo ruolo internazionale, della sua posizione strategica sia dal punto di vista geopolitico che economico e logistico. Cerniera culturale e linguistica fra oriente e occidente, con un grande ruolo potenziale nei processi di integrazione e ricostruzione dei Balcani. Questo ruolo, insieme alla dimensione transfrontaliera già ben presente nella vita quotidiana di Trieste, nei suoi rapporti con l’entroterra sloveno e con l’Istria, ci fa ribadire che è sempre più necessario rilanciare l’ipotesi di una nuova forma amministrativa che, attorno all’idea di Trieste Metropolitana, potenzi le sinergie con i comuni più vicini ma anche la collaborazione con i comuni carsico-costieri di Slovenia e Croazia nel solco delle positive esperienze dei GECT (Gruppi Europei di Cooperazione Transfrontaliera). E questa rinnovata ambizione si dovrà misurare anche con una nuova capacità di osare nel reinterpretare la Città “a misura dell’umano”, valorizzando e restaurando il patrimonio edilizio esistente di pregio storico e architettonico, ma soprattutto ripensando gli spazi urbani a partire di alcune grandi sfide: ridisegnare il fronte mare dalla Lanterna a Miramare, superare la logica dello “spezzatino” con cui è stato gestito Porto Vecchio a favore di un progetto di largo respiro, ma soprattutto ripensare il rapporto fra centro e rioni/borghi più periferici.

In questi mesi, infatti, i cittadini ci hanno chiesto soprattutto luoghi diffusi e facilmente raggiungibili per vivere la città in una dimensione di partecipazione e di nuova socialità. Una città tutta bella. Non tutti triestini il sabato o la domenica vanno in piazza Unità. Vorremmo un luogo altrettanto accogliente in ogni rione (a pochi minuti a piedi dal luogo in cui si abita), dove sia possibile incontrarsi, far giocare i figli, leggere un giornale o un libro, navigare sul web con un wi-fi sicuro e gratuito o prendere un po’ di sole in pace bevendo un caffè.

Ma Trieste saprà ripartire soprattutto se si dimostrerà capace di dare spazio e voce a donne e giovani, due realtà ancora troppo poco rappresentate nella vita pubblica cittadina, cui spesso viene negata la possibilità di incidere su molte scelte decisive, costrette a prendere atto che la città continua ad essere pensata “su misura” per esigenze che non sono le loro. Senza dimenticare che nella stessa situazione si ritrovano talvolta anziani e famiglie con figli piccoli, le politiche pubbliche dovranno sempre più promuovere strategie di uguaglianza di opportunità, che in tutte le principali città europee vede scelte coraggiose e innovative a favore della complessiva qualità della vita con particolare attenzione alle persone più fragili. In appendice abbiamo aggiunto un’analisi dei punti di forza e di debolezza della nostra città, le sue opportunità e i principali rischi che corre. E accanto a questo, un richiamo al PNRR, alle sue principali linee di finanziamento in relazione ai progetti per la città. È la testimonianza che quanto scritto ha fondamenta serie, non è un “libro dei sogni”, ma che se sapremo lavorare bene e dare una svolta alle politiche dell’Amministrazione, ci saranno anche le risorse per trasformare tutto questo in un concreto percorso di rilancio della nostra città. Ma ci piace sottolineare soprattutto che una parte di questo programma riporta le proposte dei cittadini per i loro rioni così come ce le hanno segnalate in questi mesi trascorsi insieme a loro nelle piazze e nei mercati della città. Li abbiamo ascoltati, abbiamo fatto scegliere loro le priorità, e oggi possiamo presentare le idee per ciascuno dei quartieri di Trieste alla fine di un’operazione di democrazia partecipata senza precedenti nella nostra città.

Questo programma nasce anche grazie al contributo di quasi 2000 persone e per questo ha l’ambizione di dare voce a chi negli ultimi anni è stato spesso dimenticato dalla politica.

Analisi SWOT

PUNTI DI FORZA sui quali poggiare

Posizione geografica

Capacità innovazione

Vocazione commerciale e internazionale

Multiculturale, multietnica, multilingue, multireligiosa

Naturale propensione delle persone e muoversi, vivere, intrattenere relazioni personali, professionali e ricreative con un territorio decisamente ampio

Presenza di vivaci comunità straniere che condividono con la città comuni radici culturali

Patrimonio storico culturale di grande pregio tangibile e intangibile / spazi a disposizione

Alto potenziale di trasformazione

PUNTI DI DEBOLEZZA da superare

Piramide della popolazione

Città divisa

Città poco presente sulla scena nazionale e internazionale

Città con poca attenzione alle relazioni transfrontaliere

Nessun entroterra per politiche di area vasta

Indifferenza per le risorse e le connessioni, sia tra quelle “cardine” che a livello territoriale

MINACCE da affrontare

Declino demografico

Dissipazione del patrimonio bene comune

OPPORTUNITÀ da cogliere

GECT con i Comuni carsico-costieri di Slovenia e Croazia

Città metropolitana

Fondi Europei per le transizioni

Il programma ed il PNRR

ProgrammaRiferimento PNRR
Trieste città che cresceMISSIONE 1:
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITÀ, CULTURA E TURISMO
Trieste città che respiraMISSIONE 2:
RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA

MISSIONE 3:
INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE
Trieste città che investe sulle personeMISSIONE 4:
ISTRUZIONE E RICERCA

MISSIONE 5:
INCLUSIONE E COESIONE

MISSIONE 6:
SALUTE
Trieste una città apertaMISSIONE 1:
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITÀ, CULTURA E TURISMO
Trieste al servizio dei cittadiniMISSIONE 2:
LE RIFORME ORIZZONTALI PA E GIUSTIZIA, LE RIFORME ABILITANTI SEMPLIFICAZIONE E CONCORRENZA

MISSIONE 1:
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, SICUREZZA NELLA PA